Il Bisonte è solo l’ultimo: la borsa italiana piace ai fondi esteri

L’ultimo caso in ordine di tempo è quello de Il Bisonte, marchio fiorentino di pelletteria il cui controllo è passato dal fondo Palamon Capital Partners ai giapponesi di Look Holdings. Il mondo degli accessori si conferma terreno importante di acquisti, non sono per la parte conciaria (e in un’ottica quindi di controllo del know how e delle forniture, cioè di integrazione verticale), ma anche per l’heritage dei singoli brand. Che nulla hanno a vedere a livello di vendite e penetrazione internazionale con i colossi del lusso come le maison di LVMH, Kering, Burberry o Hermès, ma che sono evidentemente  in grado di ritagliarsi ancora – e per molto tempo – delle importanti nicchie di mercato.

Il vantaggio della pelletteria italiana
“L’Italia – commenta Luca Solca, analista di Bernstein – sembra diventata in larga parte territorio di conquista per le grandi aziende del lusso, che possono scegliere fior da fiore, facendo leva su un grande vantaggio dimensionale. Questo – aggiunge – vale per tutti i comparti, pelletteria e tutto il resto. Non sempre le acquisizioni da parte di gruppi europei sono state felici (vedi il caso di Brioni), ma è vero che lo sono state la maggior parte delle volte”.

I casi

Guardando alla sola pelletteria, sono da ricordare i casi di Serapian – nome storico della pelletteria – che è entrato a far parte del gruppo Richemont, Roberta di Camerino – le cui borse furono rese famose da Grace di Monaco – passata sotto il controllo del fondo cinese United Trademark Group. Prima ancora, sette anni fa, era stato il marchio Coccinelle ad essere protagonista di un’operazione targata Asia con l’acquisizione da parte della coreana E. Land. Si, perché se è vero che molte delle blasonate etichette del lusso sono passate in mani francesi (Gucci, Bottega Veneta, Bulgari e, uscendo dal terreno della pelletteria, il già citato Brioni e Pomellato), altrettante sono diventate prede ambite di gruppi asiatici.

Interesse asiatico
Elio Milantoni è partner di Deloitte. La società di consulenza ha recentemente mappato le operazioni di fusione e acquisizione (M&A) nel 2018 in tutti i principali settori: 265 operazioni M&A, in aumento del 22% rispetto allo scorso anno e con l’Europa in testa per crescita del numero di deal, soprattutto in fashion e luxury. A suo avviso “i gruppi internazionali del lusso, come quelli asiatici, sono attratti dalla forza evocativa dei brand italiani. I valori di stile ed artigianalità che essi incorporano hanno reso unici i marchi del made in Italy. Anche nel mondo della pelletteria – continua – si concentrano gli interessi dei grandi gruppi. Le aziende di un settore frammentato come quello della pelletteria hanno bisogno, per affrontare la sfida dell’internazionalizzazione, di avere al proprio fianco un partner globale che le accompagni nelle nuove sfide competitive. D’altro canto, i gruppi stranieri sono alla ricerca di brand che incarnino le caratteristiche distintive del made in Italy. L’heritage dei marchi è il fattore distintivo che guida l’interesse da parte dei gruppi internazionali”.

Le differenze tra europei, nord americani e asiatici
La differenza tra le operazioni condotte da gruppi europei o americani e quelli asiatici sta nella scelta dei brand su cui puntare e sui tempi di ritorno dell’investimento. “In linea di massima i grandi player europei tendono ad acquistare marchi che non si trovano in situazioni problematiche – spiega Mario Ortelli, managing partner di Ortelli&Co – mentre gli asiatici sono più propensi a prendere qualche rischio in più acquisendo brand che grazie al loro heritage possono, anche riposizionando il price point a livelli più accessibili, avere un certo grip sulla clientela cinese ed asiatica”. I player dell’area asiatica, inoltre, “lavorano sul lungo periodo e a conclusione del deal, spesso non definiscono un business plan preciso”, il che spiega i casi di operazioni dove i risultati della fase di rilancio non sono ancora così evidenti. “Non ci sono ancora case history di successo da parte dei gruppi orientali”, ma potrebbe essere solo questione di tempo. La partita sulle operazioni di M&A in ambito pellettiero è ancora aperta. “Ogni marchio indipendente può essere oggetto di acquisizione da parte di gruppi o fondi. Ci sono moltissime piccole gemme sulle quali puntare”. E per queste aziende si tratta di occasioni di crescita. (mb)

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