Numero 12

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COVER STORY | PIU VELOCI, S’IL VOUS PLAÎT
I nuovi codici
La nomina di Virgil Abloh, re dello streetstyle con Off-White, alla direzione creativa di Louis Vuitton è l’ultimo tassello di un processo di accelerazione del lusso e del (quasi) azzeramento della distanza tra creazione e produzione.
Fast and Furious (anche troppo)
Le griffe corrono. I fornitori pure: devono essere sempre sul pezzo. Ma la moda, così, va più veloce dei robot. Mentre la qualità rischia di perderci qualcosa. I dubbi di Savigny.
Il lusso secondo noi
E-commerce, collezioni, identità. A distanza di pochi giorni, quattro protagonisti di quattro griffe (Bottega Veneta, Saint Laurent, Givenchy, Tommy Hilgìfiger) spiegano, ciascuno dal proprio punto di vista, le regole dell’alto di gamma. E i suoi segreti.

GLI ALTRI SERVIZI
La borsa nell’armadio
Nasce a NY, ma è italiano al 100%. Un portale che racconta (e poi vende) l’eccellenza artigiana del made in Italy: quella che basa tutto sulla qualità del prodotto, ma fatica a comunicarsi. Il cliente USA? “Molto educato”.
Poche, ma buone
Il caso Oliver Cabell: tre modelli di sneaker, a tiratura limitata, con pelli e componenti italiani, perché “la sportiva è l’ossessione del consumatore”.
Grazie, facciamo da soli
La storia di Dover, calzaturificio che dopo 10 anni di “monocommittenza” cambia dimensione, investe su due marchi propri e scopre che “lavorare per il proprio brand è più difficile, ma non è più rischioso”.
Appiattimento tedesco
Tra Düsseldorf e Monaco le fiere dimostrano che il mercato tedesco della calzatura si è adeguato a tutti i trend del momento: la richiesta di prezzo, la sneaker, l’online.
La stanchezza di Mosca
Da Mosshoes e Obuv pochi sorrisi per la scarpa italiana. Buyer in cerca del prezzo, consumatori senza liquidità, meteo sfavorevole. E le normative doganali peggiorano la situazione. Il minor pessimismo della pelletteria. Etichetta cirillica.
Dani e Volpi
Si rafforza l’asse produttivo conciario tra Veneto e Toscana. Dopo Gruppo Mastrotto nasce Dani e Volpi Srl, società basata su “un accordo sinergico, non solo sotto il profilo produttivo”.
L’imprevisto stop di Pechino
La Cna, con il cosiddetto waste ban, dice basta all’import di rifiuti solidi. Ma nella norma, incredibilmente, finiscono anche i byproduct della pelle: con grande danno per le concerie italiane e della Repubblica Popolare.

LE RUBRICHE
Il caso della settimanaLa pelle e l’auto
L’ingenuità
Gli USA e il bonded
La blockchain
– Il progetto di Brandzledger
Il numero
8,6
Il premio
Smau e SSIP
#laconceria125 – 5 aprile 1900: tratto dalle nostre pagine dell’epoca
Argentina – Il killer si chiama “import”
Il progetto di Cargill – QUanto vale la tracciabilità?
Vietnam – Gli obiettivi dell’export   |   La consapevolezza produttiva   |   Gli investimenti esteri

 



 

 

 

 

 

 

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