I russi di Zenden non aprono più in Crimea: il governo gli fa causa

Zenden fugge dalla Crimea, il governo gli fa causa

Il retailer e produttore calzaturiero russo Zenden ha congelato il progetto di costruire una fabbrica in Crimea. Le autorità locali gli hanno fatto causa e potrebbero ottenere la restituzione dei benefici fiscali concessi a Zenden dal 2016 a oggi.

Il caso
Nella primavera del 2016 Zenden annunciò l’intenzione di costruire una fabbrica in Crimea, investendo 13 milioni di euro. Lo stabilimento avrebbe impiegato circa 500 persone, avrebbe prodotto un milione di paia di scarpe e doveva aprire entro fine 2017. Il progetto Crimea Shoes, però, è stato congelato. Nel frattempo, Zenden ha ricevuto lo status di investitore in una zona economica libera (FEZ) che gli ha permesso di ricevere alcuni benefici fiscali.

La denuncia
I controlli e le verifiche effettuate dal governo della Repubblica Autonoma di Crimea hanno evidenziato che “la società Crimea Shoes non sta adempiendo agli obblighi contrattuali per cui il Ministero dello Sviluppo Economico della Repubblica ha intentato una causa contro la stessa società chiedendo la risoluzione del contratto, specificando che spetterà al locale tribunale decidere circa la questione del rimborso delle agevolazioni fiscali fin qui beneficiate dalla società.

Le replica di Pavlov
Andrey Pavlov, amministratore delegato del gruppo Zenden (la seconda più grande azienda calzaturiera di Russia: nel 2017 ha incassato oltre 23 miliardi di rubli) ha rilasciato un’intervista a Forbes a fine marzo scorso denunciando gravi difetti nella costruzione dello stabilimento, con crepe e danni alle strutture in calcestruzzo. Così la questione è finita in tribunale con la denuncia nei confronti del direttore dei lavori, della ditta che ha preso l’appalto e di quella subappaltante. Un contenzioso che dura da almeno due anni. (mv)

Nell’immagine, tratta da russianconstruction.com, il modello progettuale di Crimea Shoes

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