In tour nel calzaturificio Louis Vuitton di Fiesso d’Artico

In tour nel calzaturificio Louis Vuitton di Fiesso d'Artico

Un luogo di bellezza, dove ci si affida alla sapienza artigiana degli addetti e alla qualità dei materiali. Dove ogni disegno è tradotto in un modello grazie all’incontro tra studio ed esperienza. Dove la pelle è elemento da accarezzare ed esaltare. E dove, infine, “il finissage della donna elegante occupa il 10% delle 250 operazioni che servono a fare una scarpa”. Vanity Fair porta il lettore in tour nel calzaturificio Louis Vuitton di Fiesso d’Artico. Un’esplorazione di Manifacture de Souliers attraverso gli occhi dei suoi addetti.

Nel calzaturificio Louis Vuitton

Ad esempio Roberto spicca nell’area finissage perché è in grado di realizzare a mano la cucitura Goodyear e la Norvegese, completando un paio di scarpe in tre ore: “Cucio le scarpe da quando avevo 12 anni – racconta –. Lo facevano mia mamma e mio papà, era il mio gioco”. E oggi, che di anni ne ha 57? “Vado a occhio, non uso computer e non ho neanche il cellulare con il come si chiama? Touch – continua –. Con Louis Vuitton ho girato il mondo, io che non avevo mai preso un aereo. Mi portano alle inaugurazioni”. I risultati sono lusinghieri: “Una volta a Sydney un signore si sedette davanti a me per due ore a vedermi lavorare, poi comprò nove paia di scarpe. Ho cucito per due presidenti, Ciampi e Napolitano, e per il Papa, ma non questo, quello di prima, Ratzinger. Io non ci credevo, poi ho aperto la scatola: tutti mocassini bianchi con gli stemmi del Vaticano”.

 

 

Non solo manualità

All’esperienza si unisce lo studio, dicevamo. Lo può testimoniare Emanuele, coordinatore dello Stile Donna del calzaturificio LV. “Non ci si annoia mai. E spesso l’adrenalina è altissima: può capitare che tre giorni prima della sfilata ci arrivi il disegno di un sandalo con un tacco che sfida la forza di gravità, e ci dobbiamo appoggiare a una azienda che costruisce aerei per poterlo creare”. Come si trova la soluzione? “Per reggere il peso e stare su, senza spezzarsi, bisogna fare un ragionamento ingegneristico senza però tradire il disegno”. E senza neanche tradire la fiducia dei clienti. Di questo di occupa Andrea, dell’ufficio test, cui spetta ad esempio assicurarsi “che il tacco di una signora si incastri in un sanpietrino, si scolli e lei cada”. Un controllo qualità declinato in rapporto ai mercati di una griffe worldwide: “A Dubai, dove fa più caldo o più umido, bisogna avere parametri diversi. In California invece alcune pelli sono bandite”. Fa riferimento alle esotiche: i lettori de La Conceria ne sanno qualcosa.

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