La manovia di Salvatore Ferragamo è un film in flash foward

La manovia di Salvatore Ferragamo è un film in flash foward

Organizzazione. Competenza. E passione. Sono i tre ingredienti che animano la manovia di Salvatore Ferragamo. Sono gli elementi che, uniti all’ambizione di chi lavora nello stabilimento fiorentino, rendono possibile la produzione di calzature di eccellenza. Secondo Vanity Fair osservare il processo è come “guardare un film in fast forward”. In che senso? “Prima scena: schizzo dello stilista – scrive Valentina Colosimo –. Fine: scarpa finita nella scatola. In mezzo una serie di passaggi, persone e macchinari dai nomi affascinanti: premonta, puntale, aggiuntatrici”. Un’alchimia che permette un miracolo: “C’è un pezzo di pelle, poi ecco una soletta, la tomaia, la fodera – continua –, un tacco, lentamente i componenti si uniscono, la scarpa prende forma e voilà, spunta un sandalo dorato, un mocassino, una zeppa”.

La manovia di Salvatore Ferragamo

James Ferragamo per la griffe ricopre i ruoli di direttore brand, prodotto e comunicazione. È, oltretutto, il nipote del fondatore. “Voleva che il cliente stesse bene, prima di tutto – dice, ricordandone gli studi anatomici –: per lui l’estetica non poteva annientare la comodità”. Che cosa sente di avere in comune con il nonno? “La determinazione – risponde –: Salvatore era nato dal nulla e in America voleva realizzare il suo sogno: trasformare un prodotto povero in ricco”.

 

 

Un lavoro fatto ad arte

Servivano per una sfilata, dovevo realizzarle in poco tempo. Lavorai tantissimo, e alla fine che soddisfazione tenerle in mano – racconta, invece, Juri Cavallini, responsabile manovia, a proposito delle prime scarpe che ha montato, un paio di zeppe di vernice, bianche e nere –. Sì, la trasformazione è il piacere più grande. Se arrivi alla fine vuol dire che hai fatto tutto bene e così, si può dire?, viene fuori una mezza opera d’arte”. Non è un’esagerazione: “Siamo artigiani, non assemblatori – ribadisce –. Infatti questo lavoro lo fai solo se ti piace. Lo vedo subito dai ragazzi che arrivano qua: o si innamorano o scappano. Non c’è via di mezzo”.

Le scarpe sono vive

C’è un punto sul quale James Ferragamo e Juri Cavallini concordano. “Le scarpe sono oggetti che si animano – dicono all’unisono –. Indossate, prendono vita. Una décolleté sdraiata può sembrare vecchia. Sul piede diventa viva”.

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