Il fattore che deciderà la sfida tra la pelle e le sue alternative

Il fattore che deciderà la sfida tra la pelle e le sue alternative

Ok, non facciamone troppo un mistero: è la qualità. Non solo dei materiali, ma anche del loro processo produttivo, prima, e di smaltimento, poi. La sfida tra la pelle e le sue alternative sta cambiando, nel senso che, dove un tempo erano decisivi il prezzo e il marketing, ora subentrano nuovi fattori. Con ripercussioni in tutti i segmenti, spiega Paola Maddaluno, professore di Storia delle Arti Applicate presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone e di Design del Tessuto all’Accademia di Belle Arti di Brera, nonché responsabile dell’archivio tessile Bernasconi Biseta di Como. “Lo smaltimento dei tessuti è una faccenda complessa e costosa – ci spiega –. Anche i marchi del fast fashion ne sono responsabili e cominciano a preferire autentiche alternative alla pelle, come il poliestere riciclato o il cotone biologico, alle sue mere imitazioni”.

La sfida tra la pelle e le sue alternative

Del rapporto tra la pelle e i materiali che la imitano vi parliamo sul numero 7/8 de La Conceria. Con Maddaluno discutiamo di prospettive future e, soprattutto, del magnetismo che i segmenti esercitano l’uno sull’altro. Perché dalle strategie degli uni, dipendono le risposte degli altri. “I defilé, ad esempio, stanno cambiando molto – continua Maddaluno –. All’inizio, per tenere testa all’aggressività del fast fashion, le griffe dell’alto di gamma hanno reagito aumentando la propria offerta e i propri release. Ma ora il prêt-à-porter si trasforma in prêt-à-couture. Un marchio del mass market può copiare quanto visto in passerella anche il giorno successivo, ma non può competere in qualità.

Clicca qui per leggere l’intervista a Maddaluno

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