Kenya, il protezionismo (finora) sostiene la pelle, ma costa

Kenya, il protezionismo (finora) sostiene la pelle, ma costa

Il protezionismo del governo keniota sembra dare i primi risultati. Sostiene la manifattura nazionale, certo, ma costa. La tassa dell’80% sull’export delle pelli grezze ha già messo contro trader e conciatori. Il Paese ora fa i conti con i risultati del fatturato estero relativi ai primi 9 mesi del 2019.

Giù il grezzo, meglio i prodotti finiti
Come riporta businessdailyafrica.com, in questo arco temporale le esportazioni di pelli grezze sono diminuite in volume del 27,5%. La contrazione si è registrata soprattutto nel terzo trimestre dell’anno. In calo sono anche le vendite delle pelli wet blue, scese dell’8,87%. Nel frattempo, è cresciuta la domanda interna. Stando ai dati diffusi dal governo keniota, le piccole e medie imprese hanno richiesto un maggiore quantitativo di pellame nazionale. Le statistiche parlano di un incremento delle esportazioni di prodotti finiti in pelle del 4,1% nei 9 mesi, registrando un rimbalzo positivo rispetto al -7,1% del 2018. Un dato è certo: il protezionismo potrà pure funzionare (a volte), ma costa. Perché il Kenya per ottenere questo ritorno positivo non solo ha dovuto rinunciare all’export di materia prima, ma ha anche dovuto sostenere la manifattura locale con finanziamenti pari a circa 1 miliardo di euro. (art)

Foto da Wikipedia

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