Le associazioni della filiera pelle insieme per i problemi comuni

Le associazioni della filiera pelle insieme per i problemi comuni

“Nelle quattro associazioni della filiera pelle trovano rappresentanza le imprese del made in Italy che producono tra l’80 e il 90% del lusso mondiale – dice Flavio Sciuccati, senior partner di The European House Ambrosetti e direttore global fashion unit –. È un comparto che va dai macchinari al prodotto finito passando dalle concerie, che conta su 130.000 addetti e che genera un fatturato di 30 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 6 miliardi. Un settore d’eccellenza, che però ha bisogno di raccontarsi per incidere dove si prendono le decisioni, come ad esempio presso i tavoli della Commissione Europea”. Per questo il 14 settembre UNIC – Concerie Italiane, Assomac, Assopellettieri e Assocalzaturifici si sono incontrati a Milano presso Spazio Lineapelle (in foto). Un percorso che conoscerà il secondo step il 26 e 27 ottobre a Venezia, in occasione del Venice Sustainable Fashion Forum organizzato da The European House Ambrosetti.

Le sfide della filiera pelle

“La filiera è alle prese con due sfide. La prima riguarda le dimensioni – continua Sciuccati –: si tratta per lo più di piccole imprese artigiane a conduzione familiare, sottoposte a processi o di aggregazione o di verticalizzazione da parte dei brand. La seconda riguarda la sostenibilità: il mercato richiede investimenti, certificazioni e trasparenza”. “Le concerie italiane sono da decenni apripista della sostenibilità, dove investono in media tra il 4 e il 10% ogni anno – chiosa Fulvia Bacchi, direttore generale di UNIC –. È uno dei motivi per i quali siamo leader mondiali, nonché fornitori affidabili. Malgrado gli attacchi diffamatori cui è sottoposto il materiale, come dimostra da ultimo Apple”. Conferma il primato della pelle anche Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici (“per noi è un valore aggiunto”). Che invoca il sostegno del governo alle PMI su fronti “come la formazione, gli investimenti in sviluppo e ricerca, il contenimento dei costi per un prodotto che sotto la spinta dell’inflazione rischia di finire fuori mercato”.

 

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I riconoscimenti doverosi

“La pelle made in Italy non si vede riconoscere i meriti che ha – aggiunge Riccardo Braccialini, vicepresidente di Assopellettieri –. Mi chiedo quale altra filiera al mondo possa vantare gli stessi standard produttivi. Prendiamo il tema della sostenibilità sociale: dove si trovano stipendi, coperture assicurative, servizi sanitari e trattamenti pensionistici come in Italia?”. “La nostra natura di eccellenza poggia sulla nostra vicinanza territoriale – dice Mavi Brustia, presidente Assomac, a proposito delle relazioni di distretto –. Una prossimità che consente scambi di idee, competenze e soluzioni. Siamo uniti dagli stessi obiettivi”. Ad esempio? “Dal canto nostro – risponde – ideare tecnologie che non sostituiscano l’uomo, ma che migliorino le fasi di lavorazione dal minor valore aggiunto. Così da rendere le nostre fabbriche luoghi più appetibili per nuovi dipendenti”. Plaude all’incontro milanese Alessia Bianchi, Ufficio Tecnologia Industriale Energia e Ambiente di ICE: “Presentarsi come filiera, mantenendo la propria individualità, significa accreditare le nostre PMI non solo a livello commerciale. Ma anche quali partner credibili , capaci di fornire soluzioni alle esigenze dei singoli mercati”.

 

 

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