Cina-USA, ora è guerra (commerciale) aperta: per l’escalation di dazi 7 miliardi di costi in più sulle calzature, dice FDRA

Prendiamo un marchio statunitense che commercializza negli USA prodotti che affida a terzisti cinesi. A breve vedrà il prezzo delle calzature da bambino salire da 10 a 15 dollari per paio, quello delle scarpe tecniche da corsa da 150 a 206 e, per finire con gli esempi, quello degli stivali da caccia da 190 a 248,5 dollari. Costi crescenti che il brand scaricherebbe sul consumatore finale, con una extra-spesa annua di più di 7 miliardi di dollari. Sono le stime che FDRA, sigla dei retailer e calzaturieri statunitensi da sempre preoccupata dalla guerra commerciale che divide Stati Uniti e Repubblica Popolare, affida a Footwear News ora che l’escalation è in corso. “I dazi sui prodotti cinesi non li paga la Repubblica Popolare – ammonisce il ceo Matt Priest – ma i consumatori americani”. L’11esimo round negoziale andato in scena nei giorni scorsi a Washington, dal quale (un tempo) gli osservatori si aspettavano la stipula di un trattato risolutivo, si è concluso con un nulla di fatto. Anzi. Prima il presidente Donald Trump ha disposto l’aumento del dazio dal 10 al 25% su un paniere di beni di importazione cinese da 200 miliardi di dollari, poi ha annunciato l’adozione della stessa tassazione su ulteriori 300 miliardi di dollari di importazioni (tra questi ci saranno le calzature). Pechino, per non essere da meno, ha annunciato a sua volta retaliatory duties su prodotti statunitensi per  60 miliardi di dollari. Mentre le borse mondiali fibrillano, nelle maglie della trade war si apprestano a cadere non solo prodotti fashion, ma anche agricoli, automotive e dell’aviazione. Si salvi chi può.

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