La ricetta di Draghi: più debito pubblico per salvare l’economia

La ricetta di Draghi: più debito pubblico per salvare l'economia

Tempestività, coraggio e, soprattutto, più debito per arginare le conseguenze economiche dell’epidemia Coronavirus. Quella che emerge dall’intervento sul Financial Times è, per così dire, la ricetta di Draghi. L’ex presidente della Banca Centrale Europea ha rivolto un plauso ai governi europei, che fin qui hanno ben agito con scelte “coraggiose e necessarie”. Ma riconosce che all’Eurozona serve di più perché “una profonda recessione è inevitabile” e bisogna evitare che si trasformi “in una prolungata depressione, resa ancora peggiore da numerosi default”.

La ricetta di Draghi

Mario Draghi è l’artefice del Quantitative Easing, annunciato con il discorso sul Whatever It Takes del 2012: strumento che ha permesso alla Comunità Europea di superare la crisi seguita al crollo finanziario del 2008. Dalle colonne di FT Draghi, ora, lancia un monito alle cancellerie e alle istituzioni europee. “La rapidità del deterioramento dei bilanci privati, dovuto allo shutdown inevitabile e opportuno” deve essere bilanciata da una simmetrica velocità “nel dispiegare i bilanci dei governi, nella mobilitazione delle banche e, da europei, nel sostegno reciproco in quella che è evidentemente una causa comune”.

 

 

Il debito e il ruolo dello Stato

Il maggiore ricorso al debito pubblico va preso in considerazione perché “è compito specifico dello Stato – continua l’ex presidente della BCE – impiegare le proprie risorse per proteggere i cittadini e l’economia da choc dei quali non sono responsabile e che non possono assorbire”. D’altronde, non ci sono molte alternative. Anzi, l’unica è “la distruzione permanente della capacità produttiva e quindi fiscale” dei Paesi, eventualità che “sarebbe ancora più dannosa per l’economia”. Alla luce di queste considerazioni, Draghi sostiene che “la perdita di reddito del settore privato dovrà essere assorbita, in tutto in o in parte, dai bilanci di governo. I livelli più elevati di debito pubblico – recita il testo – diventeranno una caratteristica delle nostre economie e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato”.

Le imprese e i lavoratori

Draghi fa ampi riferimenti alle condizioni dell’economia di guerra, agli anni ’20 del Novecento e alle turbolenze da cui furono accompagnati. Ma l’impatto della pandemia da Covid-19 ha effetti ancora diversi: “Si tratta di una tragedia umana potenzialmente dalle proporzioni bibliche”. Ci sono alcune priorità, guardando al tessuto sociale: “Innanzitutto, bisogna evitare che le persone perdano il lavoro, se vogliamo evitare di riemergere dalla crisi con livelli occupazionali stabilmente più bassi”. È inevitabile, dunque, pensare a misure forti anche per le aziende: non basta il rinvio delle scadenze fiscali, è necessario “prestare denaro a costo zero”.

 

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