Lockdown oltre il 3 aprile? Moda a rischio tracollo, dice Capasa

Lockdown oltre il 3 aprile? Moda a rischio tracollo, dice Capasa

La chiusura delle fabbriche ora è giusta e va rispettata: bisogna arginare la diffusione del Coronavirus. Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda (CNMI), lo riconosce. Ma l’ipotesi che prosegua il lockdown oltre il 3 aprile va scartata. Il fashion system italiano, nella sua complessità, rischierebbe il tracollo. Servono misure meglio articolate che permettano alla filiera di operare.

Ipotesi lockdown oltre il 3 aprile

Non possiamo interrompere la macchina, è troppo rischioso. La filiera è molto delicata, è come la trama di un ragno, se spezzi un angolo, crolla tutta – spiega Capasa (nella foto Imagoeconomica) a WWD –. Molte piccole e medie imprese, dopo una chiusura prolungata, rischiano di non riaprire più”. Per questo la moda italiana merita attenzione: “Il nostro è un sistema unico al mondo, ci dobbiamo impegnare per non perdere lavoro – continua –, cosa che può accadere se perdiamo le vendite di sei mesi. La nostra filiera lavora con sei mesi d’anticipo, lo stop odierno ci può condizionare per i prossimi 6-8 mesi”.

 

 

Le tipicità della filiera

Lo stesso Capasa illustra, questa volta a Vogue, come la chiusura avrà effetti variegati tanto quanto è variegato il sistema moda italiano: “Come possono i piccoli brand resistere a mesi senza flusso di cassa? Cadranno sotto lo sforzo – dice –. I grandi possono tagliare la struttura dei costi, licenziare il personale e ridurre gli investimenti”. Come si vede, gli effetti sono in ogni caso drammatici. Per questo “le restrizioni sarebbero da modulare meglio, secondo le esigenze di un settore caratterizzato da aziende molto diverse – continua il presidente di CNMI –. Dobbiamo seguire il modello cinese e giapponese, dove si è chiesto alle imprese, per rimanere aperte, di investire in misure di sicurezza eccezionali”. Tutelare il fashion system è un interesse del Paese: Capasa si aspetta ascolto dal Governo. “Il settore moda non è essenziale per salvare le vite – conclude –. Ma con 60.000 dipendenti e 90 miliardi di giro d’affari, è la spina dorsale dell’economia italiana: il suo tracollo avrebbe conseguenze gravi”.

 

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