Il rischio? “Gruppi scalati a prezzo di svendita”, dice Boccia

Il rischio? “Gruppi scalati a prezzo di svendita”, dice Boccia

C’è un rischio (tra i tanti) che sta correndo l’economia italiana nel regime restrittivo delle attività imposto dall’emergenza Coronavirus. Quella di assistere a “gruppi scalati a prezzo di svendita” da realtà internazionali. È l’allarme che lancia Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, dalle colonne del Corriere della Sera. Allarme cui fa eco Giovanni Tamburi, che con la sua Tamburi Investment Partners ha partecipazioni anche in imprese della filiera della moda: “I gioielli andrebbero difesi”.

Gruppi scalati a prezzo di svendita

I rischi per l’impresa italiana, dicevamo, sono più di uno. E le misure previste dal decreto Cura Italia “non bastano” a metterla in sicurezza, ammonisce Boccia. “La cassa integrazione ampliata va benissimo” , ad esempio, ma “serve un Fondo di garanzia nazionale, ampliato anche a livello europeo, che copra le imprese per il credito a breve in questa fase di transizione, da economia di guerra, con la possibilità di rendere questo debito di guerra in tempi lunghi, ossia 30 anni”. Allo stesso modo, continua il presidente di Confindustria, “occorre allargare a tutte le imprese la possibilità di dilazionare il pagamento di tasse e contributi. I pochi giorni di dilazione contenuti nel decreto sono inadeguati”. Solo provvedimenti del genere possono “evitare che alla fine di questa crisi le imprese non possano più aprire”. Ed è in questo contesto che si pone il problema delle società quotate. “In questi giorni i valori di Borsa sono scesi in modo rilevante – avverte Boccia –. Bisogna evitare che gruppi strategici per il Paese passino in mani straniere a prezzo di svendita”.

 

 

La preoccupazione di Tamburi

Condivide la preoccupazione, di fronte a titoli svalutati anche del 60% a Piazza Affari, anche Giovanni Tamburi. “Noi non abbiamo, ed è una relativa fortuna in questo caso, vere e proprie public company – dice ancora al Corrsera –. Ma abbiamo tanti gioielli del made in Italy a prezzi stracciati, assurdi, esposti a manovre speculative, che andrebbero maggiormente difesi”.

La questione dei codici

A proposito del provvedimento di chiusura delle attività non necessarie fino al 3 aprile, Boccia ammonisce il Governo: “Attenzione, perché le filiere sono trasversali. Non si possono forzare dentro a un codice Ateco – sono le sue parole –. Prendiamo le aziende dell’automotive che stanno producendo valvole per respiratori: anche loro non sono comprese nei codici Ateco che possono andare avanti a produrre”. La soluzione è assegnare alle autorità territoriali il compito di selezionare le imprese: “Crediamo che affidare ai prefetti – conclude Boccia – il controllo delle aziende che devono garantire beni e servizi per le filiere essenziali sia lo strumento giusto”.

 

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