Lo scontro tra gilet jaunes e lusso arriva a Notre Dame: “Milioni di euro con un click, a noi niente”. Nuove proteste in arrivo

Continuano gli scontri (questa volta verbali)  fra gilet jaunes e mondo dell’alta moda francese. Nelle ore scorse i leader del movimento di protesta che dallo scorso autunno sta scuotendo la Francia hanno mosso feroci critiche ai grandi gruppi del lusso come Kering e LVMH, ma anche a facoltosi privati cittadini, colpevoli (a loro modo di vedere) di aver annunciato la donazione di ingenti somme di denaro per la ricostruzione delle parti di Notre Dame danneggiate dall’incendio. La pretesa è che le risorse siano impiegate per fronteggiare i problemi sollevati dal movimento di piazza. “Ci pensate, 100 milioni, 200 milioni in un click! – commenta dalle pagine de The New York Times il segretario generale della Confédération générale du travail, Philippe Martinez -. Se sono capaci di sborsare decine di milioni per ricostruire Notre Dame, potrebbero smetterla di dirci che non ci sono soldi per far fronte alle iniquità sociali“. Critiche sono giunte anche da una figura storica della sinistra francese, Manon Aubry, che ha sostenuto che leggere la lista dei donatori “sembra di scorrere l’elenco delle compagnie e degli imprenditori con base nei paradisi fiscali”. Proprio domani per queste ragioni i gilets jaunes avrebbero dovuto manifestare sotto la cattedrale, ma la prefettura di Parigi ha deciso di chiudere l’area di Notre Dame e tutta l’Ile-de-la-Cité per “motivi di sicurezza” e per “proteggere” la chiesa. Interdetti al passaggio di manifestazioni organizzate anche gli Champs Élysées e le aree a ridosso del palazzo dell’Eliseo. (art)

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