Ma non è mica solo la Cina a preoccupare l’industria della moda

Ma non è mica solo la Cina a preoccupare l’industria della moda

Inflazione (nei Paesi occidentali); deflazione in Asia; rischio recessione. L’industria della moda ne ha di grattacapi, eccome se ne ha. Una settimana fa dedicavamo la rubrica “I Consigli di Lettura” alla Cina. Perché spulciando la rassegna stampa ci rendevamo conto di quanto le sorti Pechino fossero come non mai centrali nei pensieri del fashion system. Una settimana dopo aggiorniamo – e ampliamo – il ragionamento. Perché, per quanto il lusso sia per certi versi anticiclico, l’intero sistema non può essere immune alla congiuntura macroeconomica.

Consigli di lettura:

  • Riprendiamo il discorso proprio dalla Cina, affidandoci a due letture del Financial Times. L’industria della moda ha due trend da tenere d’occhio. Il primo riguarda le proporzioni del rallentamento economico: il rimbalzo dal Covid è molto meno vigoroso di quanto previsto e i livelli di disoccupazione giovanile sono preoccupanti. Non solo. Mentre USA e area Euro si confrontano con tassi d’inflazione che hanno costretto FED e BCE a reazioni vigorose, la Repubblica Popolare fronteggia il rischio deflazione;

 

 

  • A proposito di inflazione, la società di investimenti Blackrock ha pubblicato il proprio outlook per il secondo semestre del 2023: la situazione, come sintetizza Wall Street Italia, rimane critica;
  • Se la prospettiva di Blackrock sembra cupa, non è più luminosa quella tratteggiata da Jamie Dimon, presidente e CEO di JP Morgan Chase, con il Sole 24 Ore: prima che le banche centrali possano dirsi soddisfatte della stretta monetaria, devono ancora passare mesi di tassi alti (e sofferenze).

 

 

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