I libri da bisaccia, l’accessorio medievale da viaggio (in pelle)

I libri da bisaccia, l'accessorio medievale da viaggio (in pelle)

Nel Medioevo i libri sulla pelle erano certamente rari, ma la normalità. Perché la pergamena utilizzata dagli amanuensi era derivata dal trattamento di pelle di agnello, capra, pecora o montone. Ma i monaci per poter pregare durante i lunghi cammini non potevano di certo portarsi dietro ingombranti manoscritti. È per rispondere a questa esigenza di portabilità che nascono i libri da bisaccia: belli e preziosi come quelli custoditi nei monasteri, ma protetti da una borsa in pelle sempre legata alla cintura.

I libri da bisaccia

Una dettagliata analisi di Vanilla Magazine ne rintraccia la nascita intorno al 1200, tra i Paesi Bassi e la Valle del Reno. La pelle ben si adattava a questo antenato del libro tascabile e consentiva di tenere al sicuro i piccoli manoscritti, spesso decorati anche con pietre preziose, nonché le mani libere durante il cammino. I libri erano solitamente rivestiti da un lembo di pellame. I rivestimenti si estendevano quasi sempre oltre il perimetro della copertina del libro, in modo da contenere il libro e consentire di annodare la bisaccia appunto tra i due lembi con un “nodo a testa di turco”.

 

 

Quanti se ne conservano

Ad oggi sono stati ritrovati dagli studiosi solo 26 libri, di cui 23 con la loro rilegatura originale. Con l’avvento dei caratteri mobili questi manufatti iniziarono a scomparire. Rintracciare questi prodotti non è semplice: vi sono esemplari conservati all’Università di Yale e alla Kongelige Bibliotek di Copenhagen. Ma il più piccolo si trova in Scozia: misura 6,5 centimetri per 4,3 ed è il salterio, il libro biblico dei Salmi di Neal McBeath. (aa)

Immagini tratte da twitter

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