PETA sbrocca sulla pelle, una soubrette (vegana) risponde a tono

PETA sbrocca sulla pelle, una soubrette (vegana) risponde a tono

Da un lato c’è PETA, l’infaticabile associazione che si batte “per diritti degli animali”. Dall’altro c’è Nicole Neuman, soubrette argentina vegana e animalista (nel riquadro, foto tratta da Instagram). Tra i due si instaura un dialogo a distanza che riassume (e risolve) l’annoso dibattito sulla pelle e sul cuoio. Perché se PETA, come al solito, sbrocca sulla pelle, Neuman, attaccata dai radical green, rivela in diretta TV una verità semplice, ma forse non banale: finché nel mondo c’è chi consuma carne, usare capi o accessori in pelle è, anche per i vegani, un atto di sostenibilità.

PETA sbrocca sulla pelle

Ma cominciamo da PETA. L’associazione, è noto, non perde occasione per attaccare griffe e designer con lo scopo di convincerli ad abbandonare i materiali animali. Da ultimo, se la prende con General Motors, gruppo di Detroit che gestisce brand come Cadillac, Buick e Chevrolet. La richiesta di PETA è semplice: che GM smetta di usare la pelle per gli interni dei veicoli che produce. Dal momento che i radical green sanno che (specie nel loro caso) l’unione fa la forza, invitano i propri accoliti a scrivere in massa alla casa madre di Detroit. Il mailbombing, diciamo così, è usato come una clava virtuale per rendere gli argomenti vegani più persuasivi.

La verità di Nicole

Volando all’attualità argentina, Nicole Neuman si è trovata sotto il fuoco incrociato dei vegani del Paese. Perché? Lei, notoriamente animalista, non si fa problemi a comparire in pubblico indossando capi in pelle. Per gli oltranzisti, Nicole così contraddice se stessa e la causa animalista. “Ho una vita molto felice e molto coerente. Se le persone vogliono giustificare le proprie miserie evidenziando i presunti errori altrui, è un problema loro – si è difesa durante uno show televisivo –. Non è in mio potere far smettere al mondo di mangiare carne, di modo che non ci sia bisogno di concerie”. Già, perché quello che la soubrette deve spiegare è il rapporto tra l’industria della carne e della pelle. La “catena” dei fattori è “al contrario”, rispetto a quello che le persone immaginano. “Amici pellettieri – continua – mi hanno spiegato che le concerie comprano quelli che i macelli considerano scarti. Nei macelli gli animali sono abbattuti per il consumo di carne”.

Il rapporto tra i fattori

Insomma, quando Neuman dice “se nessuno consumasse carne, la conceria non esisterebbe e forse non ci sarebbe merce in cuoio” spiega a PETA che i suoi strali sono senza senso. La quota di animali allevati per il loro derma rappresenta una frazione infinitesimale. Bovini e ovini sono allevati per carne, latte e lana. La concia raccoglie uno scarto industriale e, nel senso dell’economia circolare, lo trasforma in un materiale nobile e sostenibile. Se tutti smettessero di comprare prodotti in pelle, mentre l’umanità consuma ancora carne, si otterrebbe un unico risultato: destinare la pelle grezza al ciclo dei rifiuti. Di converso, chi compra un prodotto in pelle non è “complice” (giusto per usare il tono inquisitorio dei vegani) dell’abbattimento dell’animale. Nicole Neuman l’ha capito, molti altri no.

Leggi anche:

CONTENUTI PREMIUM

Scegli uno dei nostri piani di abbonamento

Vuoi ricevere la nostra newsletter?
iscriviti adesso
×