Prevedere, analizzare, coinvolgere: un anno del Foglio della Moda

Prevedere, analizzare, coinvolgere: un anno del Foglio della Moda

Il formato è di tutto rispetto, al punto da poter appartenere a quella particolare categoria editoriale definita “coffee table book”. Infatti, nel presentarlo, la sua curatrice, Fabiana Giacomotti, lo dice subito. La raccolta delle prime 12 uscite de Il Foglio della Moda è utile “per il pensiero, ma anche per posarci le tazze di caffè”. Definizione che ben racconta l’idea di “seria leggerezza” che sta alla base di un prodotto culturale che affronta la moda e la sua filiera, pelle compresa.

Un anno del Foglio della Moda

Praticamente è l’Annuario di un mensile che in ogni numero pubblica “un’interpretazione pittorica” di Marco D’Ambrosio, in arte Makkox (“Gioia per gli occhi e un tonico per lo spirito” scrive Giacomotti). Un mensile che “prevede, analizza, suscita dibattito, coinvolge, fa comunità, senza preclusioni, ma anche senza pedissequa adesione alle istanze del momento”. Perché si può parlar di moda e del relativo “sistema industriale più bello del mondo” (quello italiano, va da sé…) senza calcificare il proprio pensiero e le proprie parole sugli approcci più trending. Il primo che ci viene in mente è facilissimo: la (troppo diffusa) banalità della sostenibilità. Il Foglio della Moda sfugge a questo pericolo.

 

 

Prevedere, analizzare, coinvolgere

Aspetto quest’ultimo messo ben in chiaro fin dal primo numero, che apre questo Annuario ed è datato aprile 2021. Tema: “I molti volti del sostenibile, oltre lo storytelling”. Oppure, in quello dell’ottobre successivo, dedicato alla circolarità. “Ci si specchia spesso nella moda per conoscerci meglio, per misurare le nostre attitudini, per mettere alla prova la nostra creatività”, scrive il direttore de Il Foglio, Claudio Cerasa. Per il Foglio della Moda tutto ciò si traduce in un approccio che risulta paradossalmente quasi anacronistico, in un mondo come quello attuale: “Tutte le voci sono le benvenute, tutte le posizioni prese in considerazione purché siano ben argomentate”. È la base di ogni vero approccio culturale: alla moda, ma non solo.

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