Il made in Italy reagisca col digitale e la Cina, spiega Alibaba

Il made in Italy reagisca col digitale e la Cina, spiega Alibaba

La pandemia di Coronavirus avrà (anzi: già ha) effetti sull’economia reale. Sistema della moda inclusa. Questo lo sappiamo. Ma non c’è da arrendersi con fatalismo alla stagione recessiva in arrivo: ci sono gli strumenti per rispondere e opportunità da cogliere. Ne abbiamo parlato con Christina Fontana, Director of Business Development di Alibaba Italia. Che lancia un segnale: il made in Italy reagisca col digitale e la Cina.

Il presente che accelera

Tra le conseguenze di Covid-19 c’è la necessità di accelerare sulle strategie digitali. Per la moda, un business ancora legato alla distribuzione fisica, si è trattato (quasi) di uno choc. Al tema dedichiamo il numero 5 del mensile La Conceria, con interviste a protagonisti e analisti del settore.

Il made in Italy reagisca col digitale e la Cina

Alibaba è una piattaforma da 853 miliardi di dollari di giro d’affari e 711 milioni di consumatori attivi. La società cinese, fondata da Jack Ma, si pone l’obiettivo di arrivare al New Retail, cioè la congiunzione di e-commerce e retail fisico per “un più profondo brand engagement e una migliore esperienza di acquisto”. Un colosso del genere ha un occhio di riguardo per il prodotto in pelle italiano. Perché? Il consumatore cinese vi vede “uno dei settori più distintivi del made in Italy – afferma Fontana –, dove tradizione e maestria artigianale si fondono in alta qualità e design unico”. Per questo gli strumenti a disposizione della manifattura italiana sono due: il digitale e la Cina.

Per leggere l’intervista a Fontana, clicca qui

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