Apre TheOneMilano, riflettori accesi sui saperi del prêt-à-porter

Apre TheOneMilano, riflettori accesi sui saperi del prêt-à-porter

Oggi apre TheOneMilano, il salone del prêt-à-porter di alta gamma. Ha aperto oggi i battenti a Fieramilano City. E l’ha fatto con i riflettori accesi sui saperi artigianali dell’alto di gamma, ai quali ha dedicato un’area specifica. Un allestimento che rientra nel rinnovamento della fiera, che punta a contestualizzare e raccontare sempre meglio il lavoro suoi espositori e che è in procinto di trasferirsi, dalla prossima edizione, a Fieramilano Rho.

Debolezza russa, difficoltà asiatiche

In fiera, il cluster delle manifatture della pelliccia e dell’abbigliamento in pelle consta di un centinaio di realtà, su un totale dei circa 350 espositori per i quali oggi è la giornata di avvio. Nello Santi, prestigioso nome della pellicceria made in Italy, non può nascondere le perplessità legate al momento. “Il mercato russo in forte calo – dice – è una base di partenza negativa sulla quale si innestano i problemi sanitari che riguardano la Cina e influenzano la Corea. Seoul è un altro mercato in espansione per noi. Forse la manifestazione andava rinviata, purtroppo non ci aspettiamo molte visite, date le disdette ricevute. Certo, molto sarà recuperato, ma non in Cina dove le stagioni di vendite si conclude a giugno”.

 

Leadership

Allo stand di Antonio Arnesano, dove pure si plaude al trasferimento a Rho, vince la consapevolezza che TheOneMIlano sia la prima fiera al mondo per il settore pellicceria-abbigliamento in pelle. “È dura per tutti e non da questa stagione. Il mercato è cambiato, ne prendiamo atto e una parte del mondo è fuori gioco. L’America ci regala qualche soddisfazione”.

La caparbietà dei giovani

C’è la caparbietà dei giovani nel desiderio di resistere espresso dal titolare di Enjoy Italia, marchio che a Solofra realizza abbigliamento in pelle (articolo di punta il chiodo in agnello coloratissimo). “Siamo stati a Micam e ora esponiamo a TheOneMilano, come da quindici anni. Sbagliato guardare al passato, si va avanti. La demonizzazione della pelle? Non esiste proprio! Noi lavoriamo anche per grandi brand e il calo, quando c’è, è legato alle condizioni economiche, non certo al valore indiscusso del materiale”, dice il titolare Carlo Esposito.

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