I toscani dicono che il format del Silent Mipel di Seoul funziona

I toscani dicono che il format del Silent Mipel di Seoul funziona

Noi spieghiamo la collezione in videochiamata – spiegano i toscani che partecipano al salone –. L’importante è che le nostre borse siano là”. Mipel Leathergoods Showroom in Seoul sperimenta una nuova formula “phygital”, diventando Silent Mipel Showroom in Seoul. Una versione rivista, causa pandemia, che ha preso il via il 20 ottobre per proseguire fino al 26. Il nuovo format, creato da Assopellettieri con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci) e di Agenzia ICE, si pone a metà fra evento fisico e digitale. Le 21 aziende di pelletteria italiane che partecipano, espongono le loro collezioni SS2021 negli spazi di High Street a Seoul, collegandosi da remoto. Proprio così: mentre le borse sono toccate dal vivo, gli imprenditori sono collegati dall’Italia in videochiamata per illustrare i loro prodotti.

I toscani

Le aziende toscane presenti sono quattro: Boldrini Selleria, Claudia Firenze, Fontanelli e Sapaf Atelier 1954. “Una modalità completamente nuova di esporre – ha commentato Andrea Calistri, vicepresidente di Assopellettieri con delega al distretto toscano –. Ha offerto anche alle aziende toscane una doppia possibilità: poter inviare il campionario in visione ai potenziali buyer e usare il digitale per le spiegazioni, conversando come se i visitatori fossero davanti a noi. Inoltre, grazie ai finanziamenti messi a disposizione da ICE Agenzia, la partecipazione a questo evento costa alle aziende relativamente poco”.

Claudia Firenze

Ho partecipato a questa fiera dalla prima edizione fino alla scorsa. Sono una veterana. Questa è una modalità alla quale dobbiamo adattarci – ha spiegato Claudia Sequi (Claudia Firenze) –. L’intermediazione con i buyer coreani c’è sempre stata a causa della lingua, quindi alla fine tutta questa differenza non si sente. L’importante è che il prodotto sia fisicamente là. È necessario toccare una borsa dal vivo per valutarla”. Altra cosa è l’esperienza in Corea. “Il viaggio non è solo andare a vedere il proprio prodotto, ma anche guardarsi intorno, capire la cultura coreana che è totalmente diversa dalla nostra. E quello Zoom non te lo dà”.

Fontanelli

L’idea è buona, è una soluzione in questo momento. Poi bisogna vedere il risultato – ha commentato Corrado Fontanelli, titolare dell’omonima azienda – . L’iniziativa è lodevole, lo scopo è vedere quello che succede dopo. È una prima prova”. Fontanelli si affaccia con un po’ di scetticismo al mercato coreano. “La Corea è un mercato abbastanza nuovo per noi. Abbiamo avuto un paio di clienti, con cui abbiamo lavorato bene. Ci sembrava buono provare ad esserci”. (mvg)

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