IUAV, la moda vuole manager formati per le sfide tech, anche della pelle

Ok i designer e gli esperti di manifattura, certo. Ma il management delle imprese fashion ha bisogno di contaminarsi con persone provenienti da altri percorsi di studio (ingegneri ed architetti, per dirne un paio) e, quindi, ricchi di altri patrimoni culturali. Ne è convinta Maria Luisa Frisa, direttore del corso di laurea in Design della Moda e Arti Multimediali dell’università IUAV di Venezia, ateneo che collabora con Lineapelle.

Contaminarsi
Al Sole 24 Ore la docente ha spiegato che “la moda ha sempre più bisogno di attingere ad ambiti di studio e sperimentazione che non siano legati al fashion design”. Qualche esempio? “Penso agli architetti che frequentano il mio corso di pratiche curatoriali, perché stanno specializzando nell’allestimento delle mostre – risponde – o agli ingegneri che lavorano nell’automatizzazione dei processi logistici, che devono essere il più efficienti possibili per evitare gli sprechi”.

I materiali green e tech
Il tema della contaminazione è anche emerso durante Innovation Training di Boston dello scorso 9-15 luglio. La sfida verso un’industria della moda sempre più green e tech riguarda, of course, non solo il processo e la logistica, ma anche i materiali. “Oggi nella moda si parla sempre meno di tendenze creative – conclude Frisa –, per concentrarsi sui temi della ricerca, della tecnologia e della performance, soprattutto quando si parla di tessuti e pellami che devono essere sostenibili”. Proprio su questo argomento, IUAV annuncia il lancio del primo corso in Circular Design.

Foto dall’account Facebook di IUAV

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