Bally, Gucci, Prada e le altre: il lusso è anche filantropia

Bally, Gucci, Prada e le altre: il lusso è anche filantropia

Non solo business. Per Bally, Gucci, Prada e le altre griffe c’è anche dell’altro. Essere brand del lusso vuol dire anche essere impegnate. Non sarà un caso, dunque, che i brand in questo periodo risultano impegnati in campagne a favore della tutela ambientale. Non solo, c’è anche chi profonde i propri sforzi nel contrasto alla diffusione del Coronavirus.

Il progetto in alta quota

Bally, ad esempio, ha lanciato il progetto “Peak Outlook“. L’azienda svizzera ha avviato il programma nella primavera 2019 con una spedizione di pulizia sull’Everest, dal campo base fino alla vetta. Bally ha annunciato il rafforzamento dell’iniziativa per la conservazione delle montagne. Le nuove missioni includeranno nuovamente l’Everest, ma sono estese a nuove vette. Quali? Ci sono il Kanchenjunga (8.586 metri sul livello del mare tra Nepal e India), il Lhotse (8.516 metri in Nepal), il Makalu (8.485 metri tra Nepal e Tibet) e il Cho Oyu (8.201 metri tra Cina e Nepal). “I brand devono operare responsabilmente e lo stile di vita alpino è intrinseco nell’essenza di Bally – commenta il CEO Nicolas Girotto –. Vogliamo portare consapevolezza sull’impatto del turismo all’aperto e sugli effetti del riscaldamento globale sugli ambienti più estremi”.

 

 

Bally, Gucci, Prada e le altre

In questi giorni Prada ha lanciato il progetto “Sea Beyond” con la Commissione Oceanografica Intergovernativa (COI) dell’UNESCO. L’iniziativa prevede il coinvolgimento dei docenti delle scuole superiori in 10 città nel mondo: Berlino, Città del Messico, Johannesburg, Lisbona, Londra, Milano, New York, Parigi, Shanghai e Venezia. Gli insegnanti saranno guidati attraverso webinar a sviluppare un modulo educativo dedicato al tema della sostenibilità. Il progetto esplorerà il tema della conoscenza dell’oceano e dei suoi valori. In più, il programma verterà sul problema dell’inquinamento dell’ambiente marino legato alla plastica e sul contributo del settore moda nei confronti della produzione sostenibile. L’ultima lezione avrà l’obiettivo di coinvolgere le classi nella creazione di una campagna di sensibilizzazione per la conservazione degli oceani. A maggio una giuria internazionale composta da membri rappresentanti di Prada e UNESCO e da altre personalità individuate congiuntamente, selezionerà la campagna vincitrice. Questa sarà presentata nel contesto del programma di attività svolte dalla Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO in occasione della seconda conferenza delle Nazioni Unite sull’oceano (Lisbona, 2 – 6 giugno 2020). Successivamente la campagna sarà diffusa sui canali di Prada, UNESCO e sul sito pradagroup.com.

Gucci per la fauna

Al fianco della natura si è schierata anche Gucci. La griffe ha aderito al Lion’s Share Fund, un’iniziativa che raccoglie fondi necessari per affrontare la crisi della biodiversità e del clima in tutto il mondo. Il Fondo ha fissato come obiettivo la raccolta di 100 milioni di dollari l’anno per i prossimi 5 anni, fondi da donare alla conservazione degli animali e della biodiversità. Il concetto di partenza è che gli animali compaiono in circa il 20% delle pubblicità del mondo della moda. Per questo i brand che aderiscono all’iniziativa si impegnano a donare lo 0,5% dei loro investimenti in marketing al Fondo ogni volta che un animale compare in una iniziativa promozionale.

Lotta al virus

La maison Bulgari ha effettuato una donazione al dipartimento di Ricerca dell’ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma, uno dei due punti di riferimento in Italia con l’ospedale Sacco di Milano. Nei giorni scorsi un’equipe del nosocomio Capitolino ha isolato il virus per prima. Con il fondo messo a disposizione da Bulgari i ricercatori potranno acquistare un macchinario innovativo che permette di acquisire immagini microscopiche. Uno strumento fondamentale per proseguire nel loro lavoro. Donazioni a diverse strutture sono giunte anche da LVMH, Kering e Alibaba. Nei giorni scorsi inoltre Giovanna Furlanetto, presidente di Furla, ha reso noto che la casa di moda ha spedito in Cina “1.000 mascherine, divenute ormai introvabili” ma anche di aver risposto “con una donazione alla richiesta di collaborazione della Croce Rossa”.

Immagini da Bally

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