Della Valle a 360 gradi: il sistema moda, le sfilate, i consumi

Della Valle a 360 gradi: il sistema moda, le sfilate, i consumi

Il sistema moda italiano. Le sfilate. Le scelte dei consumatori. I cambiamenti del fashion system. E la totale condivisione della lettera di Giorgio Armani. Sono i punti chiave che Diego Della Valle, presidente del gruppo Tod’s, ha toccato nell’intervista rilasciata a Emanuele Farneti, direttore di Vogue Italia, nell’ambito dell’iniziativa social/editoriale “Far Away so close”.

Al sistema moda manca una voce autorevole

“Se esiste un sistema moda Italia? Esiste un sistema produttivo fortissimo. Ma manca una voce autorevole, che oggi servirebbe, per parlare col Governo” dice Della Valle. Senza dimenticare, che l’italian lifestyle “non tramonterà mai” e che, soprattutto, la moda italiana è un volano per il settore turistico italiano.

Le sfilate da costruire in modo diverso

“Oggi è anche facile dirlo. Condivido ogni riga della lettera scritta da Armani, Noi di Tod’s e i vecchi mercati (Europa, Usa, Giappone, ndr) l’abbiamo sempre pensata più o meno così. I nuovi mercati, insieme all’arrivo del web, hanno, invece, determinato una somma che stava creando un mostro. Gli abbiamo dato prodotti, contenuti a ritmo velocissimo, ma forse si poteva fare meno. C’è stata un’ubriacatura. Tornare totalmente indietro sarà difficile”. In merito al dibattito sulle sfilate (fisiche e/o online), Della Valle crede che sia necessario “costruirle in modo diverso”.

Le priorità dei consumatori

“Dipende dall’età e da quale continente si prende in esame” spiega Della Valle in relazione alle priorità dei consumatori. “Credo che sia destinata ad aumentare la richiesta di prodotti promiscui/adattabili. Oggi l’offerta è borderline, ma domani sarà più centrata. Ci saranno dei cambiamenti. Per i consumi, credo che in Asia riprenderanno mentre i mercati maturi saranno più rigidi. La desiderabilità dei prodotti e la loro funzione d’uso sarà importante”.

Un po’ di smart working in più non ci farà male

Il presidente del gruppo Tod’s riflette anche sul ruolo dello smart working: “Ora lo abbiamo utilizzato per lavorare 7 giorni su 7. Questo è poco smart. Bisogna abituarsi. Non sarà la soluzione del problema, ma un po’ di smart working in più non ci farà male”. Da questa pandemia, “l’insegnamento da trarre è quello di non perdere di vista le cose importanti. Non trascurare le persone care. Spero ci sia stato un insegnamento altrettanto valido per chi ci governa. Spero sia chiaro che l’Italia debba essere un Paese autonomo per le cose vitali. Non possiamo non avere le mascherine perché arrivano da un Paese straniero. Le dobbiamo produrre noi. La filiera della sanità e dell’alimentare ci devono rendere assolutamente autonomi”. (mv)

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