E ora i marchi LVMH semplificano la produzione per non fare stock

E ora i marchi LVMH semplificano la produzione per non fare stock

La Fase 2 del lusso è a ritmo ridotto. I marchi LVMH semplificano la produzione, e non potrebbe essere altrimenti. Dopo un trimestre di lockdown, quando i negozi sono rimasti chiusi condannando una collezione a rimanere praticamente invenduta, la conglomerata francese non può permettersi di accumulare ulteriori merci in magazzino. Lo spiega Toni Belloni, direttore generale del gruppo, a L’Economia, inserto de Il Corriere della Sera.

I marchi LVMH semplificano la produzione

Abbiamo deciso di semplificare il ritmo delle stagioni per gestire in modo efficace le produzioni – sono le parole di Belloni – ed evitare accumulo di inventari lungo tutta la filiera. Naturalmente senza rinunciare ad avere prodotto fresco e desiderabile per i clienti”. Per LVMH, che nel suo portafogli vanta griffe come Louis Vuitton, Fendi e Dior, l’emergenza Coronavirus ha segnato una stagione di difficoltà: “Le chiusure dei negozi nei diversi mercati, per quasi un trimestre, hanno ridotto l’esposizione dei prodotti lanciati a inizio anno”. Lo stesso vale per la supply chain: “Nell’attenzione alla sicurezza è necessario riattivare la catena di fornitura, per essere pronti alla riapertura progressiva dei mercati”.

La filiera, l’Italia

Oltre alle otto maison, di cui siamo molto fieri , e alberghi mitici – vanta Belloni –, contiamo in Italia quasi 11.000 collaboratori. Una forza lavoro che è raddoppiata negli ultimi cinque sei anni, accompagnata da centinaia di milioni di investimenti”. Per LVMH le radici nel Belpaese sono fondamentali: “Le filiere del lusso sono un vero vantaggio competitivo per l’Italia. Non a caso abbiamo 30 siti produttivi, dagli accessori alla pelletteria, dalla calzature alla gioielleria. Ciascuno è radicato all’interno di quegli ecosistemi unici che sono i distretti italiani”. Proprio per questo Belloni sa quanto è importante che le griffe ripartano con i loro fornitori: “Abbiamo un angolo di osservazione privilegiato e capiamo molto bene le problematiche sia dei fornitori sia dei retailer – conclude –. L’attenzione è particolarmente importante in Italia, dove molti attori delle nostre filiere sono imprese di piccole e medie dimensioni, spesso a gestione familiare”.

 

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