Il bilancio di Richemont non è male, ma la moda soffre di più

Il bilancio di Richemont non è male, ma la moda pesa sempre meno

Gioielleria, e-commerce e Asia sostengono il bilancio di Richemont, che si attesta su livelli superiori alle aspettative degli analisti. Il segmento moda, però, ha perso un quarto dei ricavi nell’anno fiscale terminato il 31 marzo scorso, finendo sempre più ai margini del business del gruppo. Johann Rupert, presidente del colosso elvetico, invita ancora alla prudenza: “È probabile che prevalgano volatilità e scarsa visibilità fino a quando non ci sarà l’immunità di gregge. Avremo bisogno di imparare a convivere con il virus probabilmente per molto più tempo di quanto avessimo sperato”.

Il bilancio di Richemont

Richemont raccoglie alla voce “Other” le attività di moda e accessori. Il segmento, dicevamo, ha perso un quarto dei ricavi nell’anno fiscale aprile 2020 – marzo 2021. Gli 1,345 miliardi di euro fatturati rappresentano una quota di circa il 10% del giro d’affari complessivo del gruppo. Rincuora il +12% messo a segno da gennaio a marzo di quest’anno. Secondo la nota del colosso svizzero, nell’esercizio 2020-2021 solo “la regione Asia-Pacifico, supportata dalla performance di Dunhill e Montblanc” si è sottratta al trend negativo. “La forza nella Cina ha limitato l’impatto dei cali in altre località. Nel complesso, Serapian e Peter Millar hanno mostrato la massima capacità di recupero”.

 

 

I gioielli tirano

Complessivamente, Richemont ha chiuso il bilancio a quota 13,14 miliardi di euro, guidato “dalle maison di gioielleria (Cartier e Van Cleef & Arpels su tutte), dall’e-commerce e dalla regione Asia Pacifico”. Ciò significa un calo del 5% a cambi costanti e dell’8% a cambi effettivi su base annua. Ma vuol dire anche un risultato superiore ai 13,02 miliardi prospettati dal sondaggio di Refinitiv di cui scrive Reuters. Il quarto trimestre dell’anno (gen-mar 2021) ha visto un recupero delle vendite del 30% a cambi effettivi. Per il futuro, Richemont intende implementare il modello di business “Luxury New Retail”. In questo le griffe conosceranno “un percorso verso il mercato” migliorato grazie alle nuove piattaforme digitali, in particolare Tmall. Richemont spera così di avere “prestazioni economiche molto migliori rispetto al modello di business del lusso tradizionale”. (mv)

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