Il futuro che rallenta è la cicatrice della pandemia sul lusso

Il futuro che rallenta è la cicatrice della pandemia sul lusso

Se il lusso che uscirà dalla pandemia sarà migliore, o peggiore, di quello visto negli ultimi anni, non sta a noi dirlo, ora. Ma, intanto, che il Coronavirus abbia già avuto plurimi effetti sul fashion system è sotto gli occhi di tutti. Il primo, ve lo abbiamo raccontato su La Conceria n. 5, è il presente che accelera: cioè la spinta alla digitalizzazione per un’industria, come quella della moda, spesso tradizionalista. Il secondo, non lo si prenda per un paradosso, è il futuro che rallenta. Perché da quando Giorgio Armani ha lanciato, tramite una lettera a WWD, il suo monito al lusso, la riflessione su stagionalità, strategie commerciali, ritmi dei release e qualità del prodotto si è imposta a tutti i livelli.

Il passato prossimo

A che cosa fa riferimento Re Giorgio quando parla di un alto di gamma al lazzo del fast fashion? Al passato prossimo, all’epoca “dell’assoluta frenesia, della destagionalizzazione strategica, dell’ubiquità creativacome scriviamo su La Conceria –, delle 365 occasioni all’anno per lanciare una nuova collezione, proporre un evento esclusivo, mettere in cantiere una (molto) limited edition”. Il lockdown ha spezzato la filiera. Da un punto di vista industriale: perché le fabbriche hanno chiuso e le lavorazioni sono rimaste in sospeso. Da quello commerciale: non solo perché le boutique e i mall sono stati a lungo interdetti al pubblico, ma anche perché la fiducia del consumatore è uscita erosa dall’esperienza. Da quello antropologico, infine: perché ora tutti (e quando diciamo tutti, intendiamo tutti: da Dries Van Noten ad Alessandro Michele) si chiedono se sia ancora opportuno lavorare in un certo modo.

Il futuro che rallenta

Il ripensamento del lusso è un processo che coinvolge tutti. Stilisti, brand e industriali, certo, ma anche consumatori. Sul numero ora in distribuzione ne parliamo con Susanna Nicoletti, consulente delle griffe e docente universitaria. Non solo: anche con Luca Solca, analista di Bernstein, e lo stilista Daniele Calcaterra.

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