Il ministro Calenda e Marenzi (Confindustria Moda) concordano: “Le griffe nostrane in mano straniera? Non sono un problema, anzi”

Un’impresa che, pur sotto il controllo di capitale straniero, continua a progettare e ancor di più a produrre in Italia, non è una sconfitta per l’economia nostrana, ma anzi è un rafforzamento del sistema. Carlo Calenda, ministro per lo Sviluppo Economico, ha risollevato la questione dell’autonomia del lusso made in Italy, manifestando posizioni tutto sommato vicine a quelle già espresse dal ceo Gucci Marco Bizzarri. “Guardando la storia dei marchi passati in mani estere – ha detto Calenda durante un incontro all’università LUISS di Roma – vediamo che hanno fatto più investimenti e creato più occupazione e margini di quelle rimasti italiani”. Anche il numero uno del fashion italiano, Claudio Marenzi (presidente di Confindustria Moda) si attesta su posizioni simili: “Non importa la provenienza dei capitali – ha dichiarato intervenendo al 9° Luxury Summit del Sole 24 Ore –, ma che si rinforzi il made in italy. Certo, quando si sposta la governance il fatto diventa più complicato. Ma bisogna abituarsi”.

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