Tutto bene per PVH: il trimestre premia Calvin Klein e Hilfiger

Tutto bene per PVH: il trimestre premia Calvin Klein e Hilfiger

Tutto bene per PVH. Il gruppo USA batte le attese nel terzo trimestre e aumenta le previsioni sugli utili rettificati per l’intero anno. La positività delle vendite nasce da fattori ben precisi. Per esempio: il trend crescente di Calvin Klein e Tommy Hilfiger in Europa. Un bilancio rassicurante e promettente, che permette a PVH di ipotizzare “nuove acquisizioni”. E, contestualmente, di rafforzare la strategia di riduzione dell’approvvigionamento dalla Cina.

I dati del gruppo
I ricavi PVH del terzo trimestre, chiuso lo scorso 3 novembre, sono aumentati del 3%, arrivando a 2,6 miliardi di dollari (+4% a cambi costanti). Un valore superiore sia alle previsioni interne che a quelle degli analisti, ferme (in media) a 2,54 miliardi di dollari (Fonte: IBES / Refinitiv citata da Reuters). Sui primi nove mesi 2019, i ricavi di PVH sono cresciuti del 2% a 7,3 miliardi di dollari (+del 5% a cambi costanti).

La performance dei brand
Tornando al terzo trimestre, le entrate di Tommy Hilfiger sono aumentate del 10% per in incasso di 1,2 miliardi di dollari (+12% a cambi costanti). I ricavi di Calvin Klein sono saliti dell’1% chiudendo a 969 milioni di dollari (+3% a cambi costanti). Un risultato soddisfacente se pensiamo alle passate turbolenze sul marchio e ai passi falsi compiuti lo scorso anno.

Sovraperformance europea
Emanuel Chirico
, presidente e CEO del gruppo, osserva: “Durante il trimestre, abbiamo assistito a continue sovraperformance da parte delle nostre attività europee. Al contrario, abbiamo sperimentato volatilità in Nord America e Cina, compreso l’impatto delle proteste in corso a Hong Kong. Guardando al resto del 2019 – ha proseguito Chirico – stiamo aumentando la nostra stima sugli utili per l’anno”.

Meno Cina, più brand
Alcune settimane fa, Chirico aveva annunciato che PVH era a caccia di marchi da acquisire. Inoltre, aveva spiegato che il gruppo stava riducendo la dipendenza dall’outsourcing cinese per alleviare il peso delle sanzioni statunitensi. “Se guardiamo agli ultimi tre o quattro anni – ha dichiarato Chirico a Fashion Network -, circa il 35% della nostra produzione per gli Stati Uniti arrivava dalla Cina. Per il prossimo anno, stiamo cercando di avvicinarci alla quota del 10%”. (mv)

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