Virgil Abloh, il re mida che ha lanciato Off-White e fa sognare LV

Con una rigorosa formazione accademica in ingegneria e architettura, Virgil Abloh è il fenomeno del momento. Il designer è la stella comunicativa di un mondo, quello della moda, che sta vivendo una delle rivoluzioni più importanti nella gestione dell’immagine e dei social, portando la comunicazione a spodestare, forse per sempre, il contenuto. C’è chi ha pensato potesse essere una delle meteore dello streetwear di fascia alta, come furono in passato Hood by Air o Vetements (sempre attivo, ma con un circuito mediato ridimensionato nel tempo). Sbagliato.

Altro che meteora
Abloh è il direttore creativo della linea Uomo di Louis Vuitton. Poliedrico stilista di origini ghanesi, nonché dj e consulente creativo di Kanye West, Abloh è l’artefice di Off-White, un marchio plurimilionario, amatissimo e seguito dai Millennials di tutto il mondo, e che inizia a fare invidia (e gola) alle case di moda.

La storia
Off-White (per la precisione, Off-White ℅ Virgil Abloh) è stato fondato nel 2012. Riconosciuto in tutto il mondo per il logo con le croci intersecate e le sue numerose collaborazioni (Nike, Ikea, Mr Porter, Antonioli, Rinascente, per citarne alcune), ha messo radici fin da subito a Milano. È qui che risiedono gli uffici di Off-White Operating srl. Un piccolo impero, come si diceva. Secondo i bilanci della società, pubblicati da alcuni organi di stampa, il brand di abbigliamento per uomo e donna raggiungeva nel 2014 un fatturato di 2,6 milioni di euro. Nel 2015 il turnover era già balzato a 12,4 milioni, con utili per un milione. Nel 2017 un altro grande balzo in avanti: le vendite di Off-White Operating srl sono salite a 59,6 milioni di euro, con un incremento del 75% rispetto ai 33,9 milioni di euro del 2016. L’utile si è attestato sui 9,8 milioni con un incremento anno su anno del 116%. Numeri da capogiro che si accompagnano a quelli sulla penetrazione, commerciale e comunicativa. Il brand conta su oltre una quarantina di store al mondo, tra boutique e shop in shop.

Popolarità made in Italy

Secondo Lyst, nel terzo trimestre del 2018 Off-White è stato il brand più popolare del mondo, guadagnando la vetta davanti a Gucci e Balenciaga, rispettivamente al secondo e terzo posto. La cosa forse più interessante è che Off-White è – paradossalmente – un fenomeno molto più italiano di quanto si pensi. Oltre al quartier generale a Milano, e al fatto che, come sottolineato dallo stesso Virgil Abloh in alcune interviste, la produzione sia realizzata per l’80% nel Belpaese, è italiana anche la proprietà. Il marchio è controllato con una quota di poco superiore al 53% da New Guards Group, holding italiana fondata a Milano da Claudio Antonioli, (il proprietario del famoso store milanese Antonioli con un altro 46,5%), Davide De Giglio (professionista specializzato nella produzione, con il 46,5% delle quote) e Marcelo Burlon (stilista, col 7%). Anche la holding rappresenta una case history non indifferente: al fianco di Off-White, controlla anche i marchi Marcelo Burlon County of Milan, Palm Angels di Francesco Ragazzi, Heron Preston, Unravel Project, Alanui e A_plan_application. Tutti nomi emergenti dello streetewear e praticamente tutti in ascesa.
I rumor
Secondo rumors di stampa la società, che come riportato da MFF dovrebbe aver chiuso il 2018 con un fatturato a quota 315 milioni di euro, un Ebitda di 60 milioni di euro, una cassa di 70 milioni e nessun indebitamento, sarebbe nel mirino di una serie di corteggiatori di alto livello. Qualche nome? C’è chi parla di Staff international, realtà parte di OTB di Renzo Rosso. Ma il nome sicuramente più rilevante è quello del colosso del lusso LVMH, che sarebbe interessato più di tutto all’etichetta del direttore creativo uomo della sua Louis Vuitton. (mb)

In foto, Virgil Abloh al lavoro dal suo account Facebook

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