“Il rischio che il Regolamento Deforestazione sia un incubo”

“Il rischio che il Regolamento Deforestazione sia un incubo”

“Forse non ci rendiamo conto che tra 10 mesi il Regolamento Deforestazione entra in vigore: il rischio è che per la filiera della pelle si trasformi in un incubo”. Non usa mezzi termini Gustavo Gonzalez-Quijano, segretario di Cotance (sigla che rappresenta le associazioni nazionali della concia a Bruxelles). Così come Luca Boltri, vicedirettore di UNIC – Concerie Italiane (organizzazione che fa parte della galassia di Confindustria Moda), non nasconde che il processo che ha portato la Commissione ad approvare nel 2023 il Regolamento Deforestazione (EUDR 2023/1115) sconti la distanza tra politica e industria. “La tracciabilità e la trasparenza di filiera sono una priorità del settore – sono le sue parole –. Non mettiamo in discussione gli obiettivi, ma le modalità e i tempi di conseguimento degli stessi. Questo regolamento entra in vigore nel 2025 e ancora non ne conosciamo l’implementazione. Ci sono molte incertezze, non sappiamo neanche se sarà necessario tracciare le pelli singolarmente o a lotti”.

Il dibattito

Occasione per confrontarsi sul Regolamento Deforestazione è stato il workshop che si è tenuto il 20 febbraio nella cornice dei Science Based Fashion Talks di Lineapelle e Spin 360 (in foto). “Il Regolamento EUDR 2023/1115 prevede che gli operatori commerciali, quando importano pelli bovine allo stato grezzo, di semilavorato e finite, ne sappiano documentare l’origine, così da dimostrare che non sono collegate a recenti fenomeni di deforestazioni e ad altre pratiche illegali – spiega Giulia Martin del Servizio Economico di UNIC –. L’onere riguarda con modalità diverse a seconda delle classificazioni di rischio (ancora da definire) le importazioni da tutto il mondo, inclusi i Paesi europei. Il regolamento impone la geolocalizzazione degli allevamenti dove sono nati e dove hanno vissuto i capi di bestiame da cui deriva la pelle”.

Le sanzioni

Non si tratta di un invito bonario, of course, ma di un dovere di legge. “Il regolamento demanda agli stati membri il sistema di controlli e punizioni – continua Martin –. A seconda delle eventuali irregolarità, gli operatori rischiano sanzioni fino al 4% del fatturato totale annuo”.

I gap da colmare

Incognite sull’implementazione del regolamento ce ne sono ancora molte, dicevamo. Di certo ci sono quelle relative alla capacità della zootecnia globale di dotarsi entro la fine dell’anno dei sistemi di tracciamento necessari per fornire alle concerie le informazioni fondamentali sull’origine della pelle. “La filiera della carne europea è sicuramente a buon punto, così come quella nordamericana – commenta Francesco Matelli, CEO dell’omonima società di trading di materia prima conciaria e della Camera Arbitrale delle Pelli –. Ma ci sono ancora gap da colmare. Molte imprese della trasformazione della carne, ad esempio, sono in grado di certificare la provenienza del capo di bestiame dall’allevamento di ingrassaggio, ma non da quello di nascita”.

Situazioni sfrangiate

In altri Paesi, invece, sono ancora più indietro. Ad esempio, in Sud America c’è ancora molto da fare, afferma Lorenzo Nalin, che con IILA (Italo Latin American International Organization) partecipa al progetto europeo AL Invest per lo sviluppo sostenibile dell’agroindustria locale: “In Brasile, Argentina e Paraguay c’è uno scenario molto frastagliato – racconta –, dove convivono iniziative private e sistemi pubblici che, a volte, impiegano tecnologie desuete”.

 

 

Il rischio incubo

Per questo Quijano, che con Cotance ha instaurato il Leather Traceability Cluster, parla del rischio che il regolamento si trasformi in un incubo: “Per ragioni di sicurezza alimentare la carne europea è già tracciata, ma al momento nessuno schema di tracciabilità del settore risponde pienamente ai requisiti del regolamento EUDR”.

La paralisi

Se le cose rimangono così, il regolamento EUDR potrebbe paralizzare o quasi le attività delle concerie comunitarie: “Le imprese italiane importano materiali da tutto il mondo – conclude Boltri –. Il primo contraccolpo sarebbe proprio sui commerci globali: le pelli che non possono più entrare in Europa andranno alle filiere extracomunitarie. Con un paradosso. Le stesse pelli, una volta assemblate in un prodotto finito, potranno entrare nel mercato unico senza dover più sottostare al regolamento EUDR, che in fin dei conti non avrà apportato nessun beneficio alla lotta alla deforestazione”.

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