Irlanda, allevatori in subbuglio: “No ai tagli produttivi e al Mercorsur”

C’è agitazione tra gli allevatori irlandesi. Dopo aver scoperto che il fondo da 50 milioni messo a disposizione dall’Unione Europea, a cui se ne aggiungeranno altri 50 garantiti dal governo, è vincolato a una riduzione della produzione del 19%, gli allevatori si sono rivolti direttamente al ministro all’Agricoltura Michael Creed. Come riporta irishexaminer.com, il presidente della Irish Farmers Association (IFA), Joe Healy, ha ribadito al ministro “opinioni molto forti in occasione delle riunioni, opponendosi a qualsiasi richiesta legata alla riduzione della produzione o qualsiasi altra condizione non correlata alle perdite di prezzo delle carni bovine”. Il problema principale vissuto dagli allevatori è, infatti, il picco negativo toccato dal prezzo della carne a causa delle incertezze correlate a Brexit. La definizione dello schema per la concessione dei fondi dovrà essere completata entro la fine di luglio, mese caldo per diverse ragioni.

Il secondo fronte
L’amara sorpresa legata al fondo europeo non è, però, l’unica ragione per cui gli allevatori irlandesi sono agitati. Ieri un gruppo di produttori ha manifestato fuori dagli uffici della Commissione Europea a Dublino per protestare contro la chiusura dell’accordo commerciale tra UE e Mercosur, il mercato comune dell’America meridionale. L’intesa prevederebbe dei patti di libero scambio per alcuni prodotti tra cui la carne – fino a certe quantità – definendo così il più grande blocco commerciale del mondo. Come riporta farmersjournal.ie, Healy ha spiegato di ritenere che l’accordo equivale a “vendere i produttori di carne bovina irlandesi ed europei” e ciò “è sbagliato e pericoloso“.

Competizione fair
“Chiediamo al commissario Hogan (Phil Hogan, commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, ndr) di assicurare che l’accordo non vada a buon fine e di fare tutto il dovuto perché non passi, perché non sarebbero garantiti diversi aspetti in termini di benessere degli animali, tracciabilità, deforestazione e cambiamento climatico – continua Healy -. Il minimo che meritiamo è un livello di parità con i nostri concorrenti sugli scaffali”. Angus Woods, presidente nazionale per il bestiame dell’IFA, ha condannato l’accordo proposto attraverso lo stesso quotidiano online: “Stanno portando sul mercato europeo carne di manzo scadente e poco costosa – accusa -, trascinando giù il prezzo e incidendo direttamente sugli agricoltori europei“. (art)

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