La carne argentina soffre in casa e cresce all’estero, finché dura

carne argentina

È un momento tribolato per la carne argentina. Che soffre in casa: nell’ultimo anno il consumo domestico di prodotti bovini è calato del 18%, raggiungendo il livello più basso degli ultimi 30 anni. Ma che continua a macinare numeri importanti sul piano delle esportazioni: nel primo trimestre del 2024 segnano il +25,1% in volume su base annua.

I trend della carne argentina

È il dorso economico del Globo a raccontare la crisi del mercato domestico argentino. A determinare la contrazione dei consumi non è una trasformazione dei gusti dei consumatori (che, anzi, restano culturalmente legati all’“asado”), ma l’inflazione, che è stata del +11% a marzo e del +287,9% in un anno. “Un chilo di roastbeef è arrivato a costare 8.300 peso – si legge –, quando lo stipendio medio di un impiegato è fermo a 200/230.000”. La capacità di spesa, dunque, si è ridotta.

 

 

Regge l’export

La zootecnia argentina può fare ancora affidamento sull’export. Ma anche nelle pieghe del bollettino di CICCRA (l’associazione di riferimento) c’è una nota di allarme: a marzo il risultato sui mercati internazionali ha registrato sì il +24,3% su base annua, ma anche il -3,6% rispetto al mese precedente. Vuol dire, insomma, che anche il tasso di crescita delle esportazioni è in rallentamento.

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