Evento sulla materia prima a Lineapelle 97

Lineapelle 97, player della materia prima a confronto sulla qualità

Il tema a un certo punto si pone nei crudi termini dell’utilità: qual è il valore aggiunto che gli sforzi per perfezionare gli schemi di tracciabilità della materia prima conciaria conferiscono al materiale, e quindi a chi lo produce e commercializza? Nel corso del workshop Sustainability Partnerships in the Leather Industry: Focus on Raw Material, organizzato da UNIC – Concerie Italiane in collaborazione con Cotance e Lineapelle con il sostegno del Programma per il Dialogo Sociale della Commissione Europea, di argomenti ne sono emersi: la tracciabilità è una richiesta del mercato, dove i consumatori vogliono conoscere la storia del prodotto prima di acquistarlo, così come è uno strumento utile agli stessi operatori per ottimizzare il proprio processo. Ma c’è di più: “La raccolta di tante informazione sul percorso di ogni pelle è un’opportunità – spiega Michael Søndergaard, ceo di Scan-Hide – che si offre a chi voglia costruirci uno storytelling”. È questo il valore aggiunto: la possibilità di raccontare meglio il materiale. Non poco, quando la filiera è danneggiata proprio sul piano della comunicazione da chi, pur di metterla fuori gioco, subissa l’opinione pubblica di fake news.

I modelli dei player
E così Scan-Hide ha messo a punto un meccanismo di tracciabilità, che prevede la stretta collaborazione di tutti i supplier e il controllo terzo delle autorità danesi, in grado di ricostruire il percorso di ogni pelle fino alla nascita del bovino da cui derivano. Un processo analogo avviene nei gangli di Casino, gruppo conciario collegato a The Northern Co-operative Meat Company, che, in più, può fare affidamento sui sistema di tracciabilità del bestiame messi a punto dalle amministrazioni australiane a partire dagli anni ’60. Mentre USHSLA, l’associazione dei trader statunitensi, ha appena presentato uno schema di tracking della materia prima che sopperisce all’assenza di una normativa federale sul tema, l’italiana INALCA (700.000 capi processati l’anno) “compie ogni anno 150.000 audit sui fornitori per assicurare la qualità della filiera”, riporta Marco Ganzerli.

 

 

Trasparenza, qualità
Quello che emerge dal workshop ospitato a Lineapelle97 è un racconto corale del mercato della materia prima. Le pulsioni verso la tracciabilità e la qualità, concetti e pratiche ora inscindibili perché per le esigenze di mercato non vi può essere la seconda senza la prima, coinvolgono tutte le pratiche di mercato. Su queste, ha ricordato Francesco Matelli  presidente della Camera Arbitrale per il Commercio delle Pelli, c’è ancora molto da fare, perché si assiste a un detrimento “dell’attenzione alla qualità della materia prima consegnata al conciatore” da cui derivano aumenti dei costi e contestazioni. Ma è aperta anche una sfida che riguarda il servizio degli enti certificatori, come si evince dal confronto tra ICEC, CSCB e LWG. Le tensioni generate dagli incendi in Amazzonia, per i quali VF Corp e H&M hanno sospeso tout court gli acquisti di pelle brasiliana, ricordano che il mercato richiede strumenti sempre più sofisticati di tracciabilità.

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