Prezzi, volumi, ricavi: la carne in tilt a livello globale per CRV

Prezzi, volumi, ricavi: la carne in tilt a livello globale per CRV

Stabilimenti chiusi perché divenuti focolai. Altri in grossa difficoltà. Altri ancora che riaprono. In una sola espressione: carne in tilt. I macelli di tutto il mondo cercano di contenere i rischi del Coronavirus e di gestire la produzione. Ma devono fare i conti con uno stravolgimento dei consumi. Se da un lato la chiusura dei ristoranti comporta una contrazione delle vendite, soprattutto dei tagli nobili con conseguenze sui ricavi, dall’altro le scelte dei governi nazionali alimentano o stroncano l’interscambio commerciale.

Carne in tilt

I vertici del Liaison Centre for the Meat Processing Industry (CLITRAVI) hanno lanciato un appello per sostenere il settore. I rappresentanti dei trasformatori di carne dell’Unione Europea sottolineano l’importanza di difendere il mercato unico, perché rappresenta “un prerequisito per mitigare la crisi e accelerare il recupero dopo la pandemia”. Altra richiesta è quella di “fermare le distorsioni della concorrenza provocata da scelte dei governi nazionali, ad esempio attraverso l’etichettatura d’origine e schemi FOP”.

Regno Unito e Francia

La chiusura di hotel, ristoranti e bar sta provocando grandi distorsioni dei prezzi per i tagli di carni più pregiate. Lo sottolineano i produttori britannici, che evidenziano come all’incremento del numero di animali abbattuti a marzo (+10,2% rispetto allo stesso mese 2019) non sia corrisposto un incremento equivalente degli introiti. Una dinamica su cui pesa il fatto che i tagli più pregiati non trovano mercato perché solitamente destinati alla ristorazione. E così la minaccia di sospendere l’attività da parte dei macelli prende sempre più corpo. Stessa dinamica in Francia, dove Guy Hermouet, presidente della sezione bovina di Interbev, spiega a pleinchamp.com che “dopo un calo della produzione, i macelli sono tornati quasi alla normale attività”. Ci si interroga quindi su come sia possibile che a un aumento dei consumi non corrisponda un incremento dei prezzi e dei guadagni. Compresi quelli derivanti dai sottoprodotti. “Alcuni ci dicono che la vendita di pelli sta andando male perché le concerie di Italia e Cina si sono fermate – continua –. L’altra spiegazione è l’aumento della domanda di carne macinata, ma a questo punto dovremmo rivederne il prezzo. Non è concepibile che in questo segmento di mercato i prezzi siano così bassi – prosegue Hermouet -. Negli Stati Uniti, il prezzo è doppio rispetto a quello della Francia. Non possiamo accettare che i nostri prodotti aumentino di qualità, ma che i prezzi non si spostino“. E come nel Regno Unito c’è chi immagina di lasciare gli animali nei recinti.

Brasile e Stati Uniti

Intanto Oltreoceano c’è grande fermento. Come riporta l’agenzia di stampa Reuters, il colosso brasiliano Marfrig ha iniziato a esportare carne bovina fresca verso gli Stati Uniti. Le vendite si sono interrotte nel 2017 per ragioni sanitarie, ma alcuni mesi fa sono state riattivate. Oggi, in piena emergenza sanitaria, la rotta si dimostra molto vantaggiosa per la società sudamericana. “Negli ultimi 15 giorni negli stabilimenti brasiliani abbiamo notato un aumento degli acquisti da parte degli USA” ha spiegato il CEO di Marfrig, Miguel Gularte. La stessa dinamica è emersa poco prima negli stabilimenti Marfrig in Argentina e Uruguay. Questo perché alcune aziende americane hanno di recente sospeso l’attività. La conferma arriva dai dati aggiornati diffusi da USDA, secondo cui tra la settimana del 18 aprile 2020 e quella del 25 aprile la macellazione di bovini è calata dell’8,8%. Quella di manzo in particolare è scesa del 7%, passando da 413,9 a 384,9 milioni di libbre, ossia da circa 188.000 a circa 175.000 tonnellate. Nelle scorse settimane JBS ha chiuso per esempio il suo stabilimento di Greeley, in Colorado, mettendo i dipendenti in quarantena. Lunedì, però, l’attività e ripresa. E lo stesso dovrà avvenire anche in tutti gli altri macelli americani. Lo ha deciso il presidente Donald Trump in persona. Come riporta globalmeatnews.com, l’inquilino della Casa Bianca ha ordinato agli stabilimenti di continuare a lavorare, garantendo controlli e supporto per assicurare la sicurezza dei prodotti e dei lavoratori. (art)

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