Fase 2, big in campo per il made in Italy: salvare il salvabile

Fase 2, big in campo per il made in Italy: salvare il salvabile

Il lockdown ha lasciato la filiera italiana della moda in balìa delle onde. Ora che inizia la Fase 2, c’è bisogno di un ripensamento individuale delle strategie, certe, ma meglio ancora se unito a un processo collettivo. Bisogna salvare il salvabile dopo il blackout imposto dal Coronavirus. Perché il made in Italy non può essere abbandonato al suo destino, né dal Governo, né dai capitani d’industria.

Salvare il salvabile

Poco consola il pensiero che alcuni brand hanno potuto aprire in anticipo la prototipia: “Riguarda principalmente i marchi di prodotto finito – spiega Claudio Marenzi, patron di Herno e presidente di Confindustria Moda –, che subiranno danni ingenti, ma non irreparabili”. Il manager avrebbe preferito che l’Esecutivo concedesse la possibilità alle aziende del settore di aprire già ad aprile. Non è accaduto. “Il tutto è perduto si sta già avverando con la chiusura in atto di molte aziende della nostra filiera – dice ad Elle –, un ecosistema delicato fatto di tante piccole realtà con specificità uniche. Chi chiude non riaprirà mai più, ed è probabile che fra due anni l’ex filiera del made in Italy sia cinese o internazionale. Insomma che stia altrove”.

Le responsabilità di Roma

Marenzi ce l’ha con l’Esecutivo e non le manda certo a dire. Il Governo è consapevole dei rischi? “Lo sa eccome. Sono settimane che lo ripetiamo, che aggiorniamo i tavoli di lavoro, che portiamo nuove proposte – risponde –. Ogni volta si rimanda. Hanno delegato tutto agli scienziati, che però sono solo una delle voci da ascoltare quando si prendono decisioni: così facendo si sono sottratti alle loro responsabilità”. Per il numero uno di Confindustria Moda l’emergenza sanitaria legittima in parte, ma non del tutto, la prudenza dei Palazzi romani: “Non ci dicano che è questione di sicurezza – tuona –, perché la sicurezza è fatta di procedure: se c’è un luogo dove queste sono integrate a ogni livello, quel luogo sono le fabbriche. Stiamo producendo camici e mascherine da settimane, nessuno si è infettato”.

Ora i prestiti

Anche se non si è ripartiti prima, è giusto farlo ora. “L’economia italiana si basa su due grandi pilastri, il turismo e le esportazioni – commenta Patrizio Bertelli, amministratore delegato di Prada, con La Repubblica – . Poiché per quanto riguarda il turismo le prospettive al momento sono cupe, occorre almeno far ripartire le esportazioni, che creano anche posti di lavoro. Altrimenti il paese rischia il collasso”. A proposito dei rischi, ancor di più di quelle categorie, come gli esercenti, ancora al palo, Bertelli auspica il sostegno pubblico: “È evidente che in questi casi deve intervenire lo Stato con contributi a fondo perduto – dice – per tutte quelle attività che, per ragioni esogene, sono state costrette a non lavorare. Ne va anche della tenuta sociale, altrimenti si rischiano danni peggiori. Le grandi aziende hanno risorse a cui possono attingere per superare meglio questa fase”.

Meglio se tutti insieme

Dialogando con Elle, Stefano Gabbana (co-fondatore di D&G) osserva che a causa di Covid-19 la moda va incontro a un ripensamento: “Senza dubbio le collezioni si ridurranno. Qualità e made in Italy da sempre nostre ossessioni sono e saranno fondamentali. La gente sa che sono sinonimo di garanzia e non solo nella moda”. Per questo serve una risposta collettiva: “Bisogna fare sistema, restare uniti: dopo anni di chiusura, abbiamo riaperto il dialogo con la Camera della Moda e aderito al progetto Italia, We Are With You. Oggi è giusto così”.

Al contrario, è un’occasione

Giorgio Armani, in questo senso, riconosce nella crisi in corso un’occasione. Come ne uscirà la sua azienda? “Sfruttando la possibilità, unica davvero, di aggiustare quello che non va, di tornare a una dimensione più umana. L’ho già detto e lo ribadisco usando volutamente le stesse parole – conclude –. Questo vale tanto per la mia quanto per tutte le aziende del lusso. So che è un pensiero condiviso, ma solo se anche nei fatti resteremo uniti ce la faremo”.

 

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