Fase 2, se la moda italiana ha un’urgenza, è l’accesso al credito

Fase 2, se la moda italiana ha un'urgenza, è l'accesso al credito

Se la moda italiana ha un’urgenza. Se grandi e piccoli condividono un problema. Se gli attori della filiera hanno un messaggio per l’Esecutivo. Questo è: fate di più per la liquidità e per l’accesso al credito. Perché dopo due mesi di lockdown e di fronte a un mercato globale ancora sotto lo scacco del Coronavirus, le imprese del fashion hanno bisogno di risorse per non collassare. Le casse o sono vuote, o si stanno svuotando. Quanto disposto dal Governo non è sufficiente, come ha a più riprese denunciato Renzo Rosso. E se lo dice lui, che amministra un gruppo dal fatturato miliardario, c’è da credere che la questione riguardi soprattutto i più piccoli.

La moda italiana ha un’urgenza

Il Decreto Liquidità nel suo insieme va bene, ma è necessario essere più veloci nell’erogare”, riconosce Claudio Marenzi. Il presidente di Confindustria Moda nelle ultime settimane ha più volte incrociato i guantoni con Palazzo Chigi: non nasconde di non essere soddisfatto dei risultati. “Posso dire che ci aspettiamo di più”, spiega a MFF. Un appunto riguarda proprio “la complessità per reperire i finanziamenti. I tempi sono stretti, sei anni per restituire i prestiti sono pochi – continua –, dovrebbero essere almeno dieci. Questo va a colpire le imprese più deboli della nostra filiera”.

Il sondaggio CNA

Il 70% delle imprese artigiane, d’altronde, valuta in maniera negativa l’operato del Governo in tema di credito e liquidità. Lo riporta un sondaggio di CNA tra gli associati, lo stesso che prevede per il comparto moda un calo del fatturato del 56,7%. Perché un parere così poco lusinghiero? “Circa il 95% delle imprese che hanno presentato domanda per il credito è ancora in attesa di una risposta – recita il comunicato –. Un’impresa su due ha fatto ricorso alla sospensione dei versamenti fiscali e contributivi. Solo il 50% delle imprese che hanno presentato domanda per la moratoria sui finanziamenti ha ricevuto risposta positiva”.

Disponibilità limitata

Scriveva Agatha Christie che due indizi sono una coincidenza, tre sono una prova. Se non bastassero le preoccupazioni di Confindustria Moda e di CNA, ribadisce l’emergenza liquidità il sondaggio condotto da Cribis, società di business information del gruppo Crif, e Workinvoice. Come riporta Fashion United, circa il 60% del campione afferma che la propria situazione di liquidità sia “limitata” o “molto limitata”. Più di sette aziende su dieci, intanto, sostengono di avere non più di tre mesi di autonomia, prima di aver esaurito le proprie risorse. Per questo appena il 4% delle aziende ritiene adeguate le misure del Governo.

Immagine Shutterstock

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