Confindustria Moda calcola lo tsunami CRV su ordini e fatturato

Confindustria Moda calcola lo tsunami CRV su ordini e fatturato

Ora l’impatto del Coronavirus sul fashion italiano ha una misura. Nel primo trimestre del 2020 lo tsunami CRV è costato alle aziende del settore una perdita media del 36,2% del fatturato su base annua. Se non bastasse, il comparto ha visto nello stesso periodo gli ordinativi arretrare del 40,5%. L’indagine elaborata dal Centro Studi di Confindustria Moda fotografa un settore messo in difficoltà dalla pandemia, dove il 90% delle aziende a campione prevede il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel 72% dei casi, coinvolgendo oltre l’80% degli addetti.

Il campione

I risultati dell’analisi provengono dai 320 questionari compilati tra il 7 e il 17 aprile. A proposito della filiera della pelle, il campione è composto per il 28% da aziende calzaturiere, per il 5% da pelletterie e per il 9% da pelliccerie. L’indagine copre tutta l’Italia: le regioni più rappresentate sono Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana e Marche.

Lo tsunami CRV

Al momento dell’indagine, il 76% delle imprese era completamente fermo. Solo il 24% rimaneva aperto, limitatamente ad alcune funzioni aziendali, come gli uffici dell’amministrazione, l’e-commerce o la logistica. In media, il 66% degli intervistati ha fatto ricorso allo smart working, coinvolgendo il 13,4% dei dipendenti. Guardando ai settori, hanno sfruttato gli strumenti del lavoro agile il 61% dei calzaturieri, il 75% dei pellettieri e il 29% dei pellicciai.

I danni

Nel trimestre gennaio-marzo, dicevamo, il 51% delle aziende ha accusato un calo di fatturato tra il 20 e il 50%, mentre il 20% una flessione superiore al 50%. Il residuo 29% se l’è cavata, per così dire, con un ammanco del giro d’affari inferiore al 20%. Il Coronavirus, però, porta con sé anche il calo degli ordini. Il 36% dei calzaturifici conosce un decremento superiore al 50%, mentre il 45% prevede una flessione tra il 20 e il 50%. I pellettieri conoscono un trend simile: il 38% ha perso oltre il 50% degli ordini, mentre il 44% si attesta tra il -20 e il -50%. Nella pellicceria, intanto, il 36% ha visto diminuire di oltre il 50% gli ordini, mentre 50% si ferma tra il 20 e il 50%.

E ora la Fase 2

Le prime tre ragioni di preoccupazione individuate dal campione sono le relazioni con i clienti, la tenuta finanziaria delle imprese e l’annullamento delle manifestazioni fieristiche. Per questo gli intervistati da Confindustria Moda ritengono prioritarie, in vista della ripresa, misure governative a garanzia della liquidità, per gli ammortizzatori sociali e e di riforma fiscale.

Foto di repertorio, archivio La Conceria

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