La Fashion Week newyorchese apre, ma è giù di tono. E la pelle diventa genderless

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Chiude la sessione delle settimane dedicate alla moda Uomo, con una 3 giorni non proprio brillante, e apre quella delle settimane per la moda Donna, con una settimana a suo modo critica. La giostra delle Fashion Week dice che è il turno di New York, dove il Council for Fashion Designer of America ha agganciato gli eventi Men’s (5-7 febbraio) a quelli Women’s (8-14) in un maxi-evento aggregato, ma non per questo più forte. Già, perché dopo il passo di lato di Alexander Wang, che ha seguito gli addii di Proenza Schouler, Rodarte, Altuzarra e Thom Brown (tutti volati verso Parigi), gli organizzatori incassano anche il due di picche di Fenty x Puma by Rihanna. Certo, rimangono ancora alcuni nomi di peso (Bottega Veneta), ma i numeri secchi dicono che il calendario newyorchese è passato dai 180 eventi del 2015 ai 136 attuali. Colpa della competizione tra Fashion Week, dei social e del see now buy now, che ha portato alcuni brand (come Tommy Hilfiger e Victoria Beckham) a rimodulare la propria partecipazione alla manifestazione. Le sfilate, intanto, vedono protagonisti brand sperimentatori, che in passerella portano grandi classici della moda americana in pelle (capispalla, stivali in rettile, giacche di montone) declinati in stile genderless. È il caso di Ovadia & Sons, Sanchez Kane e Krammer & Stoudt. (nelle foto tratte dagli account Instagram delle aziende)

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