Pelletteria italiana: 9 mesi di crescita, un futuro preoccupante

Pelletteria italiana: 9 mesi di crescita, un futuro preoccupante

“I segnali di cauto ottimismo vengono offuscati dalle preoccupazioni per l’aumento dei costi e per la situazione cinese”. È la sintesi dei dati relativi ai primi 9 mesi 2022 offerta dal presidente di Assopellettieri, Franco Gabbrielli. Nel periodo considerato la pelletteria italiana ha superato i livelli osservati nel 2019, anno che ha preceduto lo stop pandemico. Ma, come nel caso della calzatura, il settore presenta due facce. Da un lato le griffe, l’alto di gamma e le aziende collegate stanno volando. Dall’altro, il 46% dei rispondenti alla rilevazione ha registrato un fatturato al di sotto dei livelli pre-Covid. Insomma, nonostante un trend positivo, davanti alla pelletteria italiana (e non solo) si staglia un futuro preoccupante.

9 mesi di crescita per la pelletteria italiana

Secondo il Centro Studi Confindustria Moda, che ha elaborato per Assopellettieri i dati ISTAT, nei primi 9 mesi 2022, i consumi domestici sono cresciuti dell’8,6% e l’export del 15,7% “malgrado i segnali di minor dinamismo nel terzo trimestre”. La produzione è aumentata del 9,2% e il fatturato del 14,7% (dato ricavato dalle aziende del campione di associati). Si riducono le quantità esportate: -3,2% rispetto al 2021 con un -12% se guardiamo solo il terzo trimestre. Il prezzo medio di vendita all’estero è salito del +20%. Il numero delle imprese del settore è diminuito di 51 unità (-1,2%) rispetto alla fine del 2021, ma il numero degli addetti (+5,7% su dicembre 2021) è tornato sui livelli precedenti alla pandemia.

 

 

Un futuro preoccupante

“La nostra industria sta rispondendo bene – commenta Gabbrielli -. Purtroppo, questi segnali di cauto ottimismo vengono oggi offuscati dalle preoccupazioni circa l’aumento dei costi. Temiamo un nuovo passo indietro nei rapporti col mercato cinese a causa del netto peggioramento della situazione sanitaria. Auspichiamo di poter lavorare in maniera massiccia con il Governo sui temi della politica industriale per esorcizzare il timore di un ritorno al passato e mettere in atto tutte le azioni concrete a supporto del sistema. Non possiamo permetterci di rallentare o, ancor peggio, di fermare il trend positivo del 2022”.

Mercati in, mercati out

Tra i mercati esteri, aumenti considerevoli si registrano in Francia (+31% in valore), Stati Uniti (+54,5%), Corea del Sud (+38,6%) ed Emirati Arabi (+74%). Inferiore alla media la crescita in Cina (+12,8%, con un -13% in quantità). Pesanti le flessioni in Russia (-22,8%) e Ucraina (-53%). (mv)

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