Sociologia di un successo: i perché del boom della borsa

Sociologia di un successo: i perché del boom della borsa

Le griffe ci credono di più. Le consumatrici ne vogliono di più. Gli stilisti ne disegnano di più. Il boom della borsa non è un caso. Se la pelletteria è diventata la voce più interessante di ricavi per i brand. Se è il segmento più performante (almeno in termini di variazione percentuale) dell’industria italiana. Se cresce l’offerta formativa delle accademie di moda sull’articolo. Se si succedono annunci di investimenti manifatturieri. C’è un perché. Le Figaro tratteggia la sociologia di un successo.

La fashionizzazione

Il nuovo Millennio ha richiesto una borsa nuova. Per secoli, dal Medio Evo in poi, la pelletteria si riassumeva in borselli legati all’abbigliamento. Nel cuore del Novecento, una borsa era innanzitutto uno strumento utile. Era una sacca dove, riporta la spiegazione del sociologo Jean Claude Kaufman, le signore potevano tenere lo stretto necessario: il messale, il profumo, il fazzoletto”. È solo in tempi recenti che gli accessori si sono fashionizzati. Che le donne – e anche gli uomini – hanno preso a desiderare più prodotti, con stili più forti, per abbinamenti più vari.

Piccolo è bello

La stagione in corso è quella della piccola pelletteria. C’entra, anche in questo caso, una trasformazione sociale. Gli smartphone liberano le persone dall’incombenza di portare dietro tanti oggetti: agende e rubriche, certo, ma anche portacarte, ad esempio, ora che si diffonde il pagamento digitale. Una borsa grande, dal punto di vista funzionale, non è più importante.

La spinta dei social

Non solo. Ci sono due fattori ancora a spingere la piccola pelletteria. Il primo riguarda la capacità di spesa. Come riconosce Simon Jacquemus “la moda è diventata troppo cara”. La sua Le Chiquito, fresca di successo commerciale, aveva un cartellino da 400 euro, “che è molto meno di quanto costa una borsa classica, cioè anche più di 2.000 euro”. Il fatto non è da poco. La piccola pelletteria è “un oggetto di lusso accessibile per i clienti giovani – continua lo stilista con Le Figaro –. Oltretutto, è un prodotto riconoscibile e facilmente instagrammabile”. Un vanto che può spendersi sui Social.

La manifattura

Alle spalle del boom della pelletteria c’è anche un movimento industriale. Gli standard di produzione delle griffe erano “degradati intorno al nuovo millennio”, riconosce Le Figaro. Ora le stesse maison hanno di nuovo rialzato la gamma. La faccenda è tanto seria che i “gruppi hanno internalizzato manifatture e concerie”. La filiera italiana ne sa qualcosa.

Foto da Jacquemus

 

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