Un Bisonte tutto nuovo: la nostra intervista al CEO Luigi Ceccon

Un Bisonte tutto nuovo: la nostra intervista al CEO Luigi Ceccon

Un Bisonte tutto nuovo. Il brand compie 50 anni e si rinnova. Team aziendale riorganizzato, una forte integrazione con la cultura digitale e un nuovo CEO alla guida dello storico brand di pelletteria: Luigi Ceccon. Il quale, nel futuro de Il Bisonte, individua tre direttrici evolutive: “Etica, estetica e innovazione di prodotti, di processi e di obiettivi”. Una nuova era di rinnovamento, dunque, che Ceccon ci illustra, insieme alle prossime strategie, in questa intervista.

Un Bisonte tutto nuovo

Quali sono le novità nell’assetto aziendale e in cosa consisterà il progetto di ristrutturazione?

La prima cosa che ho fatto come nuovo Amministratore Delegato è stata riorganizzare il team aziendale. Sono partito con l’incarico a Felice Limosani alla direzione creativa. Insieme stiamo lavorando al rinnovamento strategico della maison nel medio lungo termine.  Stiamo, inoltre, realizzando importanti investimenti nel campo tecnologico, cambiando tutti i sistemi informativi aziendali, i gestionali interni e nei negozi. L’obiettivo, fortemente supportato dalla nuova proprietà (la società giapponese Look Holdings, ndr) è di digitalizzare sempre più l’azienda mantenendo inalterato il nostro sapere artigianale in campo produttivo. Abbiamo siglato proprio in questi giorni la collaborazione con Joor.com, piattaforma digitale internazionale d’eccellenza. Tramite Joor presenteremo le nostre collezioni online. Inizieremo a luglio con la nuova collezione SS21 e una speciale capsule 50thON dedicata al 50° anniversario del marchio.  Abbiamo inoltre affidato a Silvia Negri (di Negri Firman PR & Communication) le attività di ufficio stampa e pubbliche relazioni Italia e internazionale, con un focus particolare sul mercato americano.

Avete intenzione di attuare un riposizionamento del brand? Questo inciderà sul prodotto?

Abbiamo intenzione di valorizzare la nostra storia guardando avanti con spirito innovativo. Le nuove collezioni esprimeranno questa volontà di cambiamento senza cedere ai diktat della moda. Il Bisonte, infatti, non ha mai realizzato volutamente manufatti da consumare con l’andare e il venire delle mode. Ma artefatti che invecchiano e si elevano, cambiano di colore e sfumature, diventano più belli con intemperie, graffi e pieghe. Da sempre promuoviamo un’idea di consumo timeless, nel senso che è il tempo a rendere unici e irripetibili i nostri prodotti, fatti per durare ed essere amati.

La pelle

Quanto conta la pelle per Il Bisonte?

Dagli anni ‘80 la produzione è incentrata su pellami di alta qualità conciati al vegetale e prodotti tra Santa Croce sull’Arno e Ponte a Egola. Sono metal free e derivano esclusivamente da animali allevati per uso alimentare, contribuendo anche a uno smaltimento altrimenti impattante. La bellezza delle borse e accessori deve molto alla vacchetta e al cuoio, trattate con metodi nati secoli fa in Toscana di cui siamo orgogliosi e custodi. Questi pellami rimarranno sempre il materiale d’eccellenza de Il Bisonte, non escludendo però la possibilità di utilizzare, oltre alla vacchetta altre tipologie di pellami, sempre di altissima qualità ed a KM30, che il mercato ci chiede con insistenza.

La pandemia e la filiera

Quali sono state le conseguenze della pandemia?

Per quanto riguarda il 2020, a causa della pandemia ci attesteremo sui 30 milioni di euro di fatturato. Prima dell’emergenza sanitaria prevedevamo di toccare i 40 milioni per poi arrivare a 50/60 milioni nell’arco di 2/3 anni. Era una previsione perseguibile considerando che nel 2015 abbiamo fatturato 19 milioni e nel 2019 36 milioni. Oggi dobbiamo ragionare in termini di prima e dopo Covid-19, quindi dobbiamo ripensare tutto. Abbiamo scelto di proseguire con una strategia sostenibile: fare e pensare cose belle che durino nel tempo. Credo sia la prima cosa da fare per ottenere risultati positivi e un futuro migliore.

Qual è il vostro rapporto con la filiera produttiva?

Le celebrazioni del 50° anniversario iniziano con la presentazione della speciale collezione 50thON!. E proseguiranno, fino alla fine dell’anno, con un progetto dedicato all’ambiente curato dal direttore creativo del marchio Felice Limosani. Saranno un tributo alle maestranze del territorio che ancora oggi rappresentano l’anima de Il Bisonte, ma anche un lascito a Firenze che ci ha dato tanto. La nostra produzione usa conce vegetali dagli anni ‘80. Oggi più che mai questa sensibilità ed eccellenza produttiva costituisce un impegno reale.

Crescita solida, sostenibile ed etica

I vostri obiettivi saranno raggiunti attraverso una “crescita solida, sostenibile ed etica”: cosa significa?

Da sempre l’anima de Il Bisonte vive tra sostenibilità sociale, ambientale e di consumo. Su questi asset consolidati si basano le prossime strategie che prevedono una forte integrazione con la cultura digitale in tutte le sue forme. Un futuro tra etica, estetica e innovazione di prodotti, di processi e di obiettivi. Così, anche per la moda mi auguro un futuro più attento alle strategie sostenibili: fare e pensare cose belle che durino nel tempo. Con i nostri 50 anni di storia abbiamo dimostrato che è fattibile, con successo.

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