Fendi più forte del fur-free: abbandonerai anche tu la pelliccia? “Mai”

Fendi difende la pelliccia e sfila al Colosseo

Fendi non prende in considerazione l’idea di abbandonare la pelliccia. Anzi, la considera un tratto quintessenziale della sua identità, oltreché un pilastro di sostenibilità sociale. Serge Brunschwig, CEO della griffe sotto il controllo del gruppo LVMH, chiude categoricamente alla possibilità della svolta fur-free. A La Vanguardia, che gli chiede se considera di portare la maison che amministra nel solco tracciato da brand come Gucci e Prada, Brunschwig risponde: “No, certo che no. Non vediamo nessuna ragione per abbandonare una delle radici del nostro brand, qualcosa in cui siamo eccellenti, che piace molto ai nostri clienti e alla gente che la produce”.

Elaborazione del lutto
Per capire il senso delle dichiarazioni del manager, bisogna contestualizzarle. Nell’intervista al quotidiano spagnolo, Brunschwig parla delle strategie di Fendi nell’immediato post-Lagerfeld. La sfida che si pone è “costruire il futuro”, individuare il modo per “essere rilevante anche domani”, cioè animare “una griffe che viva anche decenni dopo di te”. La curiosità e la prolificità di Lagerfeld hanno lasciato il metodo, ma ora in Fendi lo stilista tedesco “non avrà un successore”, bensì “un’equipe che proseguirà il suo lavoro”.

La sostenibilità è anche quella della società umana
Continuare a usare la pelliccia, in questa cornice, per Fendi ha a che fare con il proprio heritage, dicevamo, ma anche con la sostenibilità. “Per me la sostenibilità è anche sostenibilità della società umana, delle persone che fanno questo mestiere, lo amano e lo trasmettono ai figli – argomenta Brunschwig –. Dobbiamo rispettare anche questo. Per noi è un pilastro importante, un motivo di grande ispirazione per l’azienda”.

Nella foto LaPresse (Cecilia Fabiano) la sfilata di Fendi al Colosseo di Roma, lo scorso 4 luglio