Pellicceria, l’aspetto beffardo delle sanzioni alla Russia

Pellicceria, l’aspetto beffardo delle sanzioni alla Russia

Le sanzioni che l’Unione Europea ha disposto verso la Russia sono un enorme condizionamento per la pellicceria italiana, ça va sans dire. Ma lo sono ancora di più per il loro aspetto beffardo. Come spiega Roberto Tadini, CEO di M.I.B. e presidente di AIP (Associazione Italiana Pellicceria), basterebbero pochi accorgimenti per evitare che misure ideate per indebolire il Cremlino finiscano per fare danni soprattutto alle imprese nostrane.

L’effetto delle sanzioni

Divieto di export, limitazioni all’import, blocchi ai pagamenti internazionali. Le sanzioni alla Russia, approvate dopo l’invasione dell’Ucraina, condizionano tutti i comparti del fashion made in Italy, come vi raccontiamo sul numero 4 – 2023 del magazine La Conceria. “Sulla pellicceria, che ha nei mercati russofoni uno sbocco fondamentale, hanno avuto un impatto dirompente –dice Tadini (in foto) –. Nel 2022 il calo del fatturato su base annua è stato del 90% circa, passando da 16,4 milioni a meno di 2”. Scorrendo il bilancio preconsuntivo del 2022 di AIP con il Centro Studi di Confindustria Moda, si apprende che il fatturato estero del comparto ha recuperato i livelli pre-Covid, migliorando il risultato del 2019. “È stato un anno positivo, ma c’è da dire che le sanzioni non sono state contestuali allo scoppio della guerra. E che gli effetti si sono visti più forti nell’import (-30,1%)”.

 

 

L’aspetto beffardo

A proposito di importazioni, qui si vede il primo effetto paradossale delle sanzioni. “Da novembre non è più possibile importare pelli grezze di zibellino dalla Russia, ma solo quelle conciate – spiega il presidente di AIP –. L’Italia è leader dell’intero processo, dalla concia alla lavorazione, fino alla façon dei capi in zibellino. Le sanzioni cambiano il business, perché lasciano la materia prima nella disponibilità delle aziende turche e soprattutto delle stesse aziende russe. Che così hanno la possibilità di esportare un prodotto a maggior valore aggiunto. Qual è la ratio? Difficile comprenderlo: anziché sottrarre risorse all’economia russa, ne concediamo di maggiori”.

I correttivi possibili

Se le cose non cambiano, e in fretta, il vero colpo del blocco del mercato russo sulla pellicceria italiana si vedrà sui risultati del 2023. “Dialoghiamo con il governo, attento e fattivo sulle esigenze delle imprese. Le aziende ancora non esprimono la necessità di misure straordinarie – conclude Tadini –. Basterebbero piccoli correttivi. Ad esempio, l’UE ha posto la soglia del divieto di export dai 300 euro, prezzo che esclude qualsiasi prodotto in pelliccia. Se rivalutassero la sanzione sul modello degli USA, che hanno posto la stessa soglia a 1.000 dollari, la pelliccia italiana ne trarrebbe beneficio”.

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