Harrods cresce nonostante il Retail Apocalypse. Gli sconti? “Un fallimento”. La ripetitività? “Un suicidio”

No al Black Friday, “che non si confà al nostro DNA”. Poveri ingenui i department store statunitensi, avviluppati nelle spire del Retail Apocalypse: “Assisto stupito a quello che sta accadendo ai grandi magazzini americani: credo che abbiano semplicemente fallito nell’introdurre nuove idee e prodotti”. Michael Ward, ceo del retailer britannico Harrods, striglia i colleghi nordamericani e detta la sua ricetta per crescere nel nuovo mercato del lusso. “Quello che è vincente non è il prezzo, ma l’esperienza – ha detto a Milano nel corso del Fashion Global Summit 2017 –. I format ripetitivi sono un suicidio per il sistema, il consumatore non si riconosce più nelle offerte”. Ne consegue che, se non servono gli sconti per convincere la clientela a rimanere fedele al megastore, ci vuole qualcos’altro: “Puntiamo ogni mese su un cambiamento degli spazi e su collaborazioni mirate – sono le sue parole, riprese da ItaliaOggi –. Stupire con pup up sempre diversi è vincente”. Harrods, continua Ward, ne è la dimostrazione: “Cresciamo del 23% nella top line e ancora di più nella bottom line”. Il gruppo britannico fa le cose in grande: il fondo proprietario (Qatar Investment Authority) è in procinto di staccare un assegno da 225 milioni di euro per il restilyng del grande magazzino di Brompton Road e per il potenziamento del canale e-commerce. A proposito di apertura a nuovi mercati, Harrods ha varato un sistema di pagamento ad hoc (Alipay) con il colosso cinese dell’e-commerce con Alibaba e una sinergia con WeChat.

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