I buyer: “Meglio saltare una stagione”. Anche i brand sono confusi

I buyer: “Meglio saltare una stagione”. Anche i brand sono confusi

La proposta la cominciano ad avanzare i retailer italiani: non sarà meglio saltare una stagione? Se lo chiede, parlando con il Corriere della Sera, Francesco Tombolini, presidente della Camera Buyer Italia. La mossa consentirebbe, a suo dire, a tutti gli attori della filiera di riorganizzare con calma la ripartenza e, soprattutto, smaltire il magazzino che l’epidemia di Coronvirus lascia loro in eredità.

Meglio saltare una stagione

Moda sicura significa arrestare e rallentare il sistema per sei mesi – argomenta Tombolini (nella foto a destra) – e ottenere in questo senso una nuova calendarizzazione”. A che pro? Questa potrebbe “dare a tutti gli stakeholder il tempo e le risorse per risistemarsi – risponde –, alle aziende e agli stilisti il giusto periodo per riorganizzare team e filiere e alle aziende il tempo di vendere le enormi rimanenze rimaste”. La premessa è che il settore è destinato a perdere tra il 15% e il 25% delle vendite (dato solo parzialmente controbilanciato dall’aumento dell’online). “Se per una stagione si ferma il campionato di calcio – chiede –, perché la moda non accetta per il suo bene di saltare una stagione?”.

Maledetto magazzino

Quando la stagione primaverile minaccia di chiudere con un calo fino al 60% delle vendite, forse poi calmierato dagli sconti, il problema diventa il magazzino. “Noi in questo scenario rischiamo di avere tra il 16% e il 21% di rimanenze per il top store – conclude Tombolini –, ma un punto di vendita middle potrebbe arrivare al 40%, un indipendente, magari un po’ defilato, al 55%: avere una rimanenza così non permetterebbe, se non a pochi, la possibilità di ritirare la nuova stagione”.

 

 

I dubbi di OTB

La proposta del presidente di Camera Buyer è disruptive. Ma d’altronde anche i brand sono spaesati. Non è facile capire il da farsi. Lo riconosce, in un’intervista a MFF, Renzo Rosso (nella foto a sinistra), patron di OTB. “I negozi chiudono in tutto il mondo, tranne che in Cina e parte dell’Asia – spiega –. Cosa facciamo con la prossima collezione? Quanto dobbiamo consegnare? E poi, soprattutto, quando l’emergenza comincerà a scendere, come cambieranno le abitudini? Dobbiamo approfittare di questo momento in cui la maggior parte di noi è a casa per ricaricarci e avere l’energia di ripartire e cambiare tutto”.

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