I buyer si confrontano sui pro e i contro dell’acquisto digitale

I buyer si confrontano sui pro e i contro dell'acquisto digitale

I pro e i contro dell’acquisto digitale. Un’esperienza nuova e stimolante. Soprattutto, resa necessaria dalle restrizioni imposte dalla pandemia Covid-19. Lo shopping virtuale non rimpiazzerà del tutto quello fisico, soprattutto per alcune attività come lo scouting. Per borse e calzature l’acquisto digitale appare più semplice. Ma tutto il sistema potrebbe cambiare radicalmente se altre top griffe seguissero l’esempio di Saint Laurent che ha varato un calendario tutto suo.

I pro e i contro dell’acquisto digitale

Fashion Magazine ha interpellato diversi buyer di moda sul tema dell’acquisto digitale. “Abbiamo bisogno di video di alta qualità, immagini in 3D, funzionalità di zoom e visioni da più prospettive”, osserva Giacomo Vannuccini (Tricot di Chianciano Terme). Ma ciò potrebbe non bastare per tutti. “Comprare da remoto T-shirt, accessori e calzature è abbastanza semplice – aggiunge Andrea Molteni, CEO e socio di Tessabit –, ma non la maglieria. Bisognerebbe avere il supporto in diretta di un venditore capace di offrire tutte le informazioni. E, magari, di una modella che indossa e sfila con i capi”. Molteni fiuta il rischio che il sistema digitale possa premiare i prodotti più venduti e continuativi, a scapito delle nuove proposte.

Il vantaggio del tempo

Uno dei vantaggi del sistema virtuale è il risparmio di tempo. E non solo per i trasferimenti. Solitamente chi viaggiava per visitare gli showroom doveva, poi, condividere le informazioni e le sensazioni con il proprio team. Col sistema digitale, invece, tutta la squadra può collegarsi contemporaneamente. Ma c’è chi prevede un veloce ritorno al sistema fisico. “La notevole mole di informazioni da mettere a disposizione dei buyer – fa notare Sabina Zabberoni, CEO e socio di Julian Fashion –, nonché la produzione di video, foto e altri materiali, inducono i brand a preferire un veloce ritorno al classico ordine in showroom”. Secondo Zabberoni, dunque, per selezionare e scegliere nuovi brand o nuovi prodotti il display non è sufficiente.

La questione calendari

Federica Montelli, head of Fashion di Rinascente, pone sul tavolo alcune questioni. La prima è il percorso intrapreso da Saint Laurent: “Se altri big brand faranno una scelta simile, potrebbe venir meno il concetto di fashion week, delle campagne vendita, mettendo in discussione tutta la politica di gestione dei budget”. Un’altra considerazione è che “scegliere da uno schermo ci aiuterà a metterci nei panni dei giovani consumatori. Questo è certamente un vantaggio – spiega Montelli –, ma non possiamo rinunciare alle trasferte per fare scouting e attività di ricerca o di controllo della concorrenza”. (mv)

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