Macché fallimento: in Francia ammettono l’errore sulla nostra moda

Macché fallimento: in Francia ammettono errore sulla nostra moda

Titolo uno, alla vigilia dell’evento: “Cronaca di un fallimento annunciato”. Titolo del 29 settembre, quando è calato il sipario sulla Fashion Week di Milano: “La rinascita della moda italiana”. Le Figaro torna sui suoi passi e ammette l’errore sulla nostra moda. Dove aveva preannunciato una debacle, la testata transalpina vede ora i segni di un nuovo umanesimo. D’altronde, noi de La Conceria ve l’avevamo detto: attenti quando ci si imbatte in certe stroncature. I fatti prevalgono sulle opinioni, e i fatti della fashion week meneghina erano positivi.

L’errore sulla nostra moda

Per far fronte alle restrizioni imposte dal contesto sanitario, i marchi che hanno partecipato alla Fashion Week hanno raddoppiato l’ingegnosità nelle presentazioni – riconosce Le Figaro –. L’esercizio è libero: gli stilisti hanno avuto carta bianca affinché le loro immagini facessero il giro del mondo”. Nel riportare i buoni esiti della manifestazione milanese, il quotidiano non si limita a pesare i dati quantitativi. Non si attiene, cioè, al solo computo delle sfilate in presenza o in ambiente digitale, insieme al numero delle interazioni sul web. Le Figaro vede anche un fattore qualitativo: quello che avevamo definito il nuovo umanesimo.

 

 

Il nuovo umanesimo

Il difficile contesto in cui è immersa l’industria della moda spinge i designer a porre le persone al centro delle loro preoccupazioni e i sogni al centro delle loro collezioni – si legge –. L’umano e il collettivo si rivelano il cuore della stagione. Neanche uno stilista ha mancato di tessere le lodi del suo atelier, dei suoi artigiani, dei suoi dipendenti”. L’insegnamento, probabilmente, deriva dall’esperienza del lockdown. I creativi del lusso per mesi non hanno potuto frequentare di persona i laboratori, osserva Le Figaro. Senza un personale capace, reattivo e laborioso non sarebbe stato possibile procedere con le collezioni. Il nuovo umanesimo non è solo gratitudine, ma il riconoscimento dell’importanza del personale e delle maestranze.

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