La concia globale contro l’indice sostenibile Higg: sbaglia tutto

Global leather industry stands up against Higg sustainability index: it is all wrong

Lo schieramento è quanto mai trasversale e, soprattutto, unito. Lo formano le sigle di rappresentanza della concia globale. Da ICT (International Council of Tanners) a UNIC – Concerie Italiane, passando per un nutrito elenco di associazioni e confederazioni che troverete nelle prossime righe. L’obiettivo è comune e urgente: ottenere la sospensione dell’Higg Materials Sustainability Index (MSI) per quanto riguarda i punteggi che assegna alla pelle. Richiesta ufficiale, circostanziata e che, tra l’altro, ricalca in tutto e per tutto quella avanzata da altre industrie. Per esempio, quelle della seta, della lana, del cotone.

La concia globale contro l’indice sostenibile Higgs

L’indice MSI è uno strumento lanciato nel 2012 da SAC. Tradotto: Sustainable Apparel Coalition. Il suo obiettivo: valutare la sostenibilità dei materiali utilizzati dalla fashion industry per confezionare abiti e accessori. Aggiornato nel 2020, secondo la concia globale, MSI assegna alla pelle bovina un punteggio del tutto fuori logica. Ne è derivata una lettera ufficiale indirizzata a SAC che potete leggere cliccando qui. In essa si richiede di sospendere ogni valutazione relativa alla pelle e di sottoporre a una profonda revisione i metodi e i dati utilizzati per arrivare a calcolarla. La ragione è presto detta: sono sbagliati. Non solo: conducono alla paradossale conclusione che i materiali derivati dal petrolio siano più sostenibili di quelli naturali.

Percezioni pericolose

In base all’Indice Higgs, la pelle, come si legge nella lettera firmata dal presidente ICT Kerry Senior, è “gravata da un punteggio sproporzionatamente alto”, frutto dell’applicazione di “metodologie inappropriate”. Ma anche di “dati non aggiornati, non rappresentativi, imprecisi e incompleti”. Ne è derivata “una percezione negativa della pelle che non riflette la sua natura sostenibile e circolare”. Percezione molto pericolosa, poiché nel tempo l’MSI ha guadagnato spazio e credibilità agli occhi della maggior parte di griffe e brand dell’area pelle. I quali sono membri (poteva essere altrimenti?…) della Sustainable Apparel Coalition.

Tutti gli errori

La concia globale snocciola tutti gli errori in cui SAC è inciampata redigendo l’Higg Materials Sustainability Index. Nell’ordine: “impiego di dati vecchi (risalenti a non oltre il 2013) e imprecisi (la vita media di un bovino è stimata in 5 anni, quando varia da 1 a 3). Idee fuorvianti relative alle materie prime conciarie e orizzonte geografico di riferimento molto limitato. Ancora: “Riluttanza a prendere in considerazione la durabilità e la longevità della pelle nella valutazione del suo impatto ambientale”. Ma “più preoccupante è la mancanza di trasparenza sulla base del punteggio”. Così come “l’assenza di condivisione della problematica con l’industria conciaria globale della pelle, in modo da ottenere dati accurati”. Perché ciò (auspicabilmente) accada, i firmatari di questa dura presa di posizione si dichiarano aperti a qualsiasi forma “di dialogo con SAC”.

Lo schieramento

A chiedere la sospensione dell’MSI sono ASHLEA (Australian Hides, Skins and Leather Exporters Association), CICB (Centro das Indústrias de Curtumes do Brasil), COTANCE (Confederation of National Associations of Tanners and Dressers of the European Community), ICHSLTA (International Council of Hides, Skins and Leather Traders Association), IULTCS (International Union of Leather Technologists and Chemists Societies), UNIC – Concerie Italiane, LHCA (Leather and Hide Council of America), Leather Naturally, Leather UK, LWG (Leather Working Group), One 4 Leather e SLTC (Society of Leather Technologists and Chemists).

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