Il punto sulle macchine per conceria: intervista a Mauro Bergozza

Il punto sulle macchine per conceria: intervista a Mauro Bergozza

Fatturati in calo, ma meno del previsto, e qualche spiraglio di luce. L’industria italiana della tecnologia per la concia ha incassato meglio il colpo rispetto agli altri comparti della filiera pelle. Tuttavia, la ripartenza della produzione a fine 2020 non basta a coprire le perdite. Mauro Bergozza, (nella foto), vicepresidente Assomac e CEO di Bergi (Arzignano), fa il punto della situazione spiegando come la pandemia abbia influenzato lo sviluppo di nuovi strumenti.

Il punto della situazione

Maria Vittoria Brustia, presidente Assomac, ci ha spiegato pochi giorni fa che “il portafoglio del 2020 e di inizio 2021 dei produttori di macchine per conceria consente di limitare la contrazione delle vendite”. Le cose vanno, dunque, un po’ meno peggio di quanto potessimo temere?

Il nostro presidente dice il vero perché il reparto della concia ha registrato un calo minore rispetto agli altri. Tuttavia, i risultati non confortano. La contrazione è del 20%. Un risultato negativo che il comparto ha limitato con la gestione degli acquisti e dei costi.

Ci sono segnali positivi?

Negli ultimi mesi del 2020 la produzione di macchine è ripartita. Possiamo parlare di risveglio che, però, non basta a coprire le perdite registrate in precedenza. Anche l’automotive lancia segnali di ripresa. Però, in questo caso, ci troviamo a fare i conti con un uso sempre maggiore di materiali sintetici, probabilmente per i minori costi che determinano. Gli altri mercati sono più tranquilli, ma credo che ciò sia inevitabile almeno finché la situazione non sarà più tranquilla e ripartiranno gli acquisti.

A cosa bisogna fare attenzione per agganciare la ripresa non appena sarà evidente?

Innanzitutto, finché le persone non si muovono e il turismo e gli spostamenti non ricominciano, la situazione attuale perdurerà. Noi che sviluppiamo tecnologia, però, non ci siamo fermati. Molte aziende hanno investito e lavorato con la comunicazione a distanza installando macchinari e impianti e, poi, anche collaudandoli. Ora ho promosso un gruppo di lavoro per arrivare a un protocollo relativo proprio alla comunicazione in modo che sia comune e ci permetta di gestire l’assistenza a distanza risparmiando tempo e denaro. Abbiamo già tenuto un primo incontro e il secondo si svolgerà nei prossimi giorni. Punto nodale, in questo caso, sarà la sicurezza.

 

 

Nuove soluzioni

La pandemia ha velocizzato lo sviluppo e l’adozione di qualche strumento particolare?

Stiamo osservando in questi mesi il risultato del buon lavoro svolto fin qui. L’assistenza a distanza funziona e sarà sicuramente utilizzata anche una volta che la pandemia sarà superata. Stiamo già raccogliendo informazioni utili per migliorare i prodotti e gestire il post-vendita. Abbiamo aperto un tavolo con due importanti società che sviluppano software per la gestione dei dati: sicuramente li utilizzeremo al meglio.

In Bergi a quali nuove soluzioni state lavorando?

Abbiamo la fibra ottica che ci aiuta molto ad avere comunicazioni chiare e veloci. Riusciamo a controllare e gestire le nostre macchine sparse nel mondo. Abbiamo la possibilità di aggiustare i programmi e vedere per tempo se ci sono delle anomalie. Ora lavoriamo a un software leggero, un’app, che consenta ai tecnici delle aziende di utilizzare facilmente un dispositivo mobile per tutti i servizi sui macchinari. In questo modo offriamo un prodotto pratico e senza il bisogno di strumenti particolari.

Le aspettative

Cosa si aspetta per il post-Covid per quanto riguarda la filiera della pelle?

“Io mi aspetto che prima o poi gli stilisti e i produttori di auto capiscano che non esiste un prodotto in grado di sostituire la pelle. Ci sono nuove soluzioni, è vero. Ma dobbiamo dare tempo al tempo in questi casi. Sicuramente la pelle vincerà. Parliamo, è bene ricordarlo sempre, di una materia prima che è il risultato dello scarto di un’altra industria e che eliminare questo scarto sarebbe più costoso che trasformarlo come avviene nel nostro mondo. Per di più, ottenendo dei prodotti lussuosi. Certo, è bene insistere con le campagne di comunicazione su questo fronte, ma non tanto sui canali utilizzati dagli addetti ai lavori, quanto verso il grande pubblico”.

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