Dalla conceria al brand: The Al, il fashion delle sorelle Aleide

Dalla conceria al brand: The Al, il fashion delle sorelle Aleide

Quando nel 2016 è nato il brand di abbigliamento in pelle, la scelta del nome è ricaduta su The Al. Che originariamente voleva suggerire le prime due lettere del cognome delle fondatrici, Valentina e Simona Aleide. “Ma nel tempo il marchio ha assunto un significato più ampio – ci spiega Valentina –. Per assonanza con l’inglese, mi piace pensare che significhi anche il tutto. Perché noi, dalla conceria al brand, seguiamo l’intero percorso del prodotto”. La seconda generazione porta con sé l’evoluzione del prodotto e dell’azienda. Rispettivamente classe ‘87 e ‘89, Valentina e Simona sono le figlie di Francesco, fondatore della conceria solofrana Only Frank. Quando sono entrate nell’impresa di famiglia, le ragazze hanno deciso di arricchirla con una nuova attività.

Dalla conceria al brand

“È un progetto che coltivavo dai tempi degli studi universitari in Economia e Management – racconta Valentina –. Sul mercato italiano si trovano solo brand che propongono il solito chiodo in pelle nera. Io pensavo a un total look, perché la pelle consente di dare sfogo alla creatività”. Avere già una certa expertise sul materiale è un vantaggio non di poco conto. Per questo nelle intenzioni delle sorelle Aleide The Al rimane strettamente connaturato all’impresa familiare: la sede del marchio è in conceria, così che Valentina e Simona possano seguire entrambe le attività. “C’è un filo conduttore molto forte – continua Valentina –, che non abbiamo nessuna intenzione di interrompere. Per le nostre collezioni usiamo solo pelli Only Frank, fatta eccezione di quegli articoli, come lo shearling, che non produciamo. È un filo conduttore, oltretutto, che raccontiamo sul web, perché significa anche spiegare la qualità che c’è dietro i nostri capi”.

La partenza

Le sorelle Aleide non lo negano: quando sono partite con The Al, sono partite da zero. “C’è stato molto entusiasmo: chi era scettico, vedendo il nostro lavoro, si è ricreduto. In certi casi, abbiamo avuto anche colpi di fortuna, cioè abbiamo incontrato le persone giuste al momento giusto”. Per le sorelle disegnare le collezioni è stato oltretutto utile per ampliare le proprie competenze. “Si è rivelato un modo per mettersi nei panni dei clienti della conceria e comprenderne le esigenze – continua Valentina –. Partiamo dalla singola pelle e creiamo il capo in base alle sue caratteristiche, ci confrontiamo con i tecnici e con i façonista, ci adattiamo per arrivare a un risultato ogni volta unico”.

 

 

Il 2020 difficile

Un conto è disegnare e produrre collezioni di abbigliamento in pelle. Un altro è distribuirle. “Arrivare sul mercato è molto difficile – spiega Valentina –. Collaboriamo con uno showroom milanese per la distribuzione in Italia e all’estero. Siamo state selezionate da Luisaviaroma e la prima collezione FW è andata molto bene”. Il Coronavirus, inutile girarci intorno, è stato uno choc: “Ha bloccato i nostri progetti di espansione – riconosce –. Quando si sta a casa, d’altronde, la moda passa in secondo piano”. Ma ha anche propiziato un clima favorevole, “perché cresce l’attenzione per i piccoli marchi, c’è una considerazione diversa per gli emergenti”.

Il futuro è la politica di brand

The Al è un marchio made in Campania e orgoglioso delle radici conciarie. Anzi, di più: è un brand che vuole fare informazione sulla pelle. “Ci rendiamo conto che molti interlocutori, non solo i clienti, sanno poco della filiera. Quando abbiamo ospiti in conceria, amici, colleghi, fotografi, si sorprendono di quello che vedono. Anche per questo abbiamo voluto conseguire la certificazione ICEC di vera Ecopelle, per raccontare e dimostrare la nostra sostenibilità”. Il mercato è competitivo e The Al conta di costruirsi il proprio spazio con una vera e propria politica di brand: “I clienti non conoscono il marchio, ma quando toccano i capi si rendono conto della loro qualità – conclude Valentina –. Vogliamo creare contenuti e coinvolgere persone per raccontare i nostri valori, soprattutto sul nostro account Instagram. Abbiamo realizzato interviste a donne carismatiche da tutti i mondi. Il prossimo investimento è trovare un brand ambassador che ci sappia rappresentare”. (rp)

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